Senza l’articolo 18 nel mondo dell’informazione si sarebbero consumate ancora più ingiustizie e discriminazioni

fiom_cgilCredo che la divisione della sinistra sarebbe oggi meno evidente se il segretario del PD non avesse preso così clamorosamente le distanze da una manifestazione nazionale del più grande sindacato dei lavoratori (e viceversa, naturalmente). Non c’è da rallegrarsene. Quanto a me, sono cresciuto in un’altra Firenze dove quasi nessuno sapeva di una stazione abbandonata chiamata Leopolda. Sono venuto via prima che qualcuno pensasse di farne la sede di un partito. Il partito della stazione. (nandocan)  

***di Giuseppe Giulietti, 25 ottobre 2014 – Oggi la Cgil è a Roma per chiedere una svolta nelle politiche sul lavoro e per respingere l’assalto allo Statuto dei lavoratori e all’articolo 18. Dal momento che articolo 21 é una associazione composta da donne e uomini che la pensano diversamente, ciascuno si regolerà come riterrà più opportuno. Naturalmente nessuno può chiederci di aderire oggi a quello che abbiamo contrastato ieri.

Non ci piaceva e non ci piace il dileggio verso le grandi manifestazioni di popolo e speriamo che a nessuno venga più in mente di usare battute e toni sprezzanti verso chi, nei momenti più gravi della storia repubblicana, ha contribuito a tutelare la Costituzione, la legalità repubblicana e i diritti di tutti. Non ci piaceva e non ci piace il tentativo di passare dalla legittima critica ai sindacati al superamento della contrattazione, lasciando ciascuno da solo in un mercato sempre più dominato dagli “spiriti bestiali”.

Ancora meno ci convincono modi, toni e forme della offensiva, questa sì vecchia ed ideologica, contro l’articolo 18, indicato come una sorta di totem da abbattere, quasi uno scalpo da sventolare e da mostrare a chi ha sempre chiesto di “regolare i conti” con i mondi che avevano voluto lo Statuto dei lavoratori e l’estensione dei diritti democratici, sociali, civili. Per altro, senza quell’articolo, persino nel mondo dell’informazione si sarebbero consumate ancora più ingiustizie e discriminazioni rispetto alle molte che si sono comunque materializzate, ieri e oggi.

Al di la di queste ed altre considerazioni, per noi di articolo 21, resta difficile dimenticare che ogni qual volta abbiamo dovuto contrastare editti “bulgari”, liste di proscrizione, censure e bavagli di varia natura, abbiamo sempre incontrato, tra gli altri, la Cgil e la Fiom, non solo come compagni di strada, ma anche come generosi  promotori e sostenitori.
Sarà il caso di non dimenticarlo, anche perché tutti , anche quelli che oggi sembrano averlo dimenticato, potrebbero presto aver bisogno della forza e del patrimonio civile di queste grandi organizzazioni, senza le quali l’ordinamento democratico sarebbe più povero e più fragile.

Alla manifestazione sarà presente una delegazione di Articolo21 guidata da Tommaso Fulfaro

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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