Sentenza inquietante

*di Massimo Marnetto, 24 settembre 2021

La sentenza di assoluzione per i vertici dei Carabinieri e di Dell’Utri sarà più chiara nelle motivazioni, ma già ora è inquietante. Perché afferma che con il peggior nemico dello Stato – la mafia – gli uomini di Stato possano trattare senza tradire lo Stato. Ovvero passare dal contrasto contro chi fa stragi, alla concordata riduzione del danno, mediante concessioni attenuative di reazione.

Per i giudici di appello, il “fatto sussiste”, la trattativa si è verificata, ma non costituisce un reato ascrivibile ai graduati dei Carabinieri. Non solo, per Dell’Utri, anello di congiunzione tra mafia e B, il “fatto non sussiste”, perché non è provato che l’ex senatore abbia poi effettivamente riferito a B le condizione poste dalla mafia per interrompere la stagione delle bombe.

Cioè, un uomo che ha condiviso con B. tutto, dal varo di un’azienda televisiva, fino alla fondazione di Forza Italia, su un tema così scottante si tiene tutto in grembo, non lo avvisa. Perché? Per tradire il suo capo? Per tradire la mafia? A questi interrogativi non ci sono risposte plausibili, ma la legge chiede prove certe, non desunzioni; e se mancano, si assolve.

Aspettiamo le motivazioni, ma una cosa è certa: anche questa vicenda – se non riformata in Cassazione – entrerà nella zona oscura delle stragi di Stato, dove la rilevanza penale dei fatti – senza una ricostruzione plausibile – diventa eversione. Il reato più grave contro la Costituzione.


Forse ha ragione Carlo Bonini nel suo commento sulla Repubblica di oggi:

“La sentenza, al netto della restituzione dell’onore agli imputati assolti, riconsegna al Paese il colore più esatto che dalle origini segna ogni storia siciliana dove incrocino politica, apparati, uomini d’onore. E quel colore è ed è sempre stato il grigio, come Giovanni Falcone insegnava e, prima di lui, Leonardo Sciascia. Dove, dunque, è il contesto a diventare decisivo nel suggerire letture anche diametralmente opposte” (nandocan)

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