Sei misure sicure e realizzabili per aprire l’Europa a chi fugge rischiando la vita

profughi siriani campoRoma, 9 febbraio 2016 – Sei misure sicure e realizzabili per evitare le morti in mare e consentire l’accesso protetto in Europa, superando Dublino. A proporle, nella pubblicazione “Ponti non muri”, il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR). Dall’asilo diplomatico al reinsediamento e ai programmi di sponsorizzazione, fino a un uso più flessibile dei visti e alle procedure d’ingresso protette. La pubblicazione, finanziata da Unipol Gruppo Finanziario, è stata presentata oggi a Roma.

Da anni siamo di fronte a una tragedia senza fine, spiega il CIR. Nel 2015  sono morti nel Mediterraneo 3.770 uomini, donne e bambini. Dall’inizio di quest’anno i morti e dispersi sono già 244 (dati Oim). Ma altrettanto pericolosa è diventata anche la rotta balcanica. L’obiettivo della pubblicazione “Ponti non muri” è quello di indicare e sostenere una serie di misure realizzabili per consentire a rifugiati e richiedenti asilo di arrivare in modo protetto e legale nel nostro continente.

Sei, come ho detto, i meccanismi proposti dal Cir, che troverete descritti nel “redattore sociale” di oggi. E hanno in comune diversi aspetti: innanzitutto l’identificazione avviene prima dell’arrivo del richiedente asilo nello Stato di destinazione, dove i profughi arriverebbero direttamente, superando nei fatti il Regolamento Dublino III . Anche l’accoglienza e l’integrazione sono programmate prima del suo arrivo.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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