Segreti di Stato, non sappiamo neppure quanti sono

segreto di statoIn democrazia, l’esercizio del potere dovrebbe essere trasparente per definizione, salvo casi eccezionali chiaramente previsti e definiti dalla legge. Così non è in Italia, anche quando non viene opposto il segreto di Stato. Ma a decine di anni dalle stragi, la segretezza non dovrebbe più essere tollerata, a meno che qualche nostalgico della “licenza di uccidere” non consideri normale quanto per esempio accadde il 2 febbraio del 1992 a Sandro Marcucci, di cui si parla in coda all’articolo che segue. Ex colonnello dell’Aeronautica militare, Marcucci rimase vittima di uno strano incidente aereo prima che potesse rivelare i nomi dei due militari  che avrebbero dovuto testimoniare al giudice dell’istruttoria sulla strage di Ustica che il Mig libico caduto sulla Sila era partito dall’aeroporto italiano di  Pratica di Mare (nandocan)

di Valter Vecellio, 10 aprile 2014* – Quanti sono, quante volte e’ stato opposto, perche’ e per quanto tempo? Si parla del segreto di stato nel quale ci si imbatte ogni volta che ci si occupa di qualche brutta e inquietante storia di questo paese. Nessuno sa dare risposta a queste domande. Il segreto di stato dovrebbe servire per tutelare gli “interessi supremi da difendere con il segreto di Stato…l’integrità della Repubblica, anche in relazione ad accordi internazionali; la difesa delle Istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento; l’indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e le relazioni con essi; la preparazione e la difesa militare dello Stato”; così almeno il decreto del 2008. A utile integrazione possiamo aggiungere quanto poi stabilito dalla Corte Costituzionale l’anno successivo: “…l’individuazione degli atti, dei fatti, delle notizie che possono compromettere la sicurezza dello stato e che devono rimanere segreti costituisce il risultato di una valutazione “ampiamente discrezionale”. Non v’è dubbio che il segreto di Stato è un qualcosa che ogni paese ha il diritto, e anche il dovere, di opporre in determinate circostanze.Tuttavia e’ innegabile che il segreto di Stato è servito e serve per impedire che si conoscano indicibili verita’, e ormai e’ difficile parlare di servizi e “istituzioni” deviate. Sono tante e tali, le “deviazioni” da essere ormai diventate la regola. Se infatti proviamo a fare un sia pure sommario elenco di segreti stato degli ultimi anni ci rendiamo subito conto che a tutto sono serviti, meno che a difendere gli interessi supremi del Paese, la Costituzione e le sue istituzioni; che la sicurezza dello Stato sia compromessa dalla conoscenza delle dinamiche del cosiddetto ‘golpe bianco’ degli anni ‘70, lo si può lecitamente dubitare: anche a voler proteggere eventuali fonti, sono ormai trascorsi cinquant’anni…Per quel che riguarda la strage alla stazione di Bologna, si sta parlando di 34 anni fa…Insomma, che non ci siano più zone d’ombra coperte dal segreto di Stato dovrebbe essere elementare diritto di tutti noi.

Negli Stati Uniti esiste il Freedom of Information Act (FOIA): una normativa che garantisce un controllo democratico sull’azione amministrativa e di governo nel suo complesso. Approvato nel 1966, consente a tutti i cittadini di richiedere l’accesso a documenti o altro materiale conservato dalle agenzie governative, senza necessità di dimostrare un personale e diretto interesse, o anche di fornire alcuna motivazione per la domanda. L’accesso può essere negato nei casi indicati dalla legge, sostanzialmente ristretti a dati particolarmente sensibili sul piano dell’ordine pubblico interno, della sicurezza nazionale e della privacy oppure di natura confidenziale; in questi casi, la decisione è appellabile: attraverso un ricorso amministrativo interno, e nel caso di fronte ad un tribunale. Analoghi Freedom of Information Act sono in vigore in Regno Unito, Svezia, Germania, e in altri paesieuropei. In Italia, su questo terreno siamo molto in ritardo; al contrario, la cosa andrebbe affermata e inserita nella “categoria” dei diritti umani, e potrebbe contribuire a risvegliare l’anima sfiduciata e rassegnata in cui sembra essere precipitata la democrazia italiana. Nella passata legislatura, i parlamentari radicali presentarono una interrogazione molto semplice, e breve: “Per sapere in quali casi e in quali date nella storia repubblicana sia stato apposto il segreto di Stato e per quali di questi è tuttora valido”. Interrogazione rimasta inevasa. Si potrebbe partire da qui, ed è una “curiosità” che potrebbe essere soddisfatta dal presidente del Consiglio, o volendo, dal presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir): il sapere in quanti e quali casi il segreto di Stato è stato apposto, e per quale motivo resta, potrebbe essere una buona, utile base di partenza. E potrebbe aiutarci a capire e sciogliere i tanti interrogativi e dubbi opportunamente posti da Marcucci (sempre, beninteso, che non sia proprio questo che si vuole scongiurare e impedire).

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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