Se il mondo vi sembra ingiusto, chiedetevi il perché

***di Antonio Cipriani, da Remocontro, 18 aprile 2021

Il sottofondo delle marcette militari è fastidioso come questo ritorno di fiamma per l’ordine e la disciplina, per il nonnismo, per la patetica retorica battagliera che gronda da ogni narrazione: dallo sport alla vita di ogni giorno. Linguaggi di guerra in tempi di pace. Linguaggi di guerra per tempi di pace mascherati. Violenza simbolica laddove non arriva quella feroce dell’ingiustizia e dei manganelli che sempre, legalmente, servono per difenderla. 

Perché poi il pensiero che viene spontaneo è che tutta questa retorica bellica, con tende da campo, mimetiche, stellette e cattiveria agonistica, porti con sé un messaggio anche bello chiaro, e molto autoritario. E i destinatari del messaggio non sono gli addomesticati ululanti, i battaglieri delle chat o i complottisti, i terrapiattisti leghisti o i giovani della movida negata: sono tutti quelli che, nonostante tutto, pensano ancora ai diritti sociali. I destinatari sono quelli che non si arrendono, che credono nella politica e nella possibilità che la legalità sia innervata da giustizia sociale, quelli che non dimenticano che come esseri umani siamo tutti uguali, quindi si battono per l’uguaglianza, non vagamente contro la disuguaglianza. 

Il messaggio forte e chiaro è che i diritti sociali, quelli basilari per vivere civilmente da donne e uomini liberi, sono ormai fuori dalla discussione politica. Sono retaggio del passato. Il messaggio ci arriva nel momento peggiore della mistificazione mediatica, governati da personaggi strampalati che rappresentano non i cittadini ma l’aristocrazia finanziaria. E si vede, anche se difficilmente si legge sui giornali, e un motivo ci dovrà pur essere. 

In questa fase storica terribile, la pandemia sta mettendo in luce quello che sapevamo da decenni: che l’ingiustizia domina e questi sono i rapporti di forza in campo. Se regnano i banchieri, se dominano i mercati, se contano solo i profitti, dobbiamo chiederci se a noi cittadini, che non facciamo i banchieri, non giochiamo in borsa e non facciamo profitto sulla pelle altrui, conviene davvero. Se ci conviene vedere il pianeta sull’orlo della distruzione per vederli felici, se dobbiamo rinunciare ai boschi, alla scuola pubblica, alla sanità per tutti solo perpetuare questo stato di cose.

Occorre ricordare che precari lo eravamo anche prima del Covid, per scelte politiche; e anche ammalati con file eterne per farci un esame senza andare dal privato. La cultura era ridotta a intrattenimento, la ricerca buttata nel dimenticatoio, la scuola mortificata, i territori saccheggiati, la nostra dignità calpestata. 

Provocatoriamente direi che ogni ingiustizia che vediamo in campo oggi, ogni manganello che si alzerà per difenderla, è frutto di decenni di ignavia, di indifferenza e assuefazione. Vogliamo continuare così?

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