Minacce al presidente del Pd di Roma Tommaso Giuntella che commenta ad Art.21: “la violenza va sfidata rispondendo con testimonianze di pace e di solidarietà”

Giuntella TommasoLa mia affettuosa solidarietà a Tommaso, presidente del PD di Roma e figlio di un caro amico e collega scomparso, unita a un sincero ringraziamento per la serenità della risposta alle minacce. Un’aggressività che dobbiamo capire, come lui scrive ad articolo 21, ma che ha all’origine l’ignoranza, assai più che la crisi. Perché è vero che la crisi economica accompagnata dallo spettacolo intollerabile della diseguaglianza sociale non può che generare protesta in tutti i democratici, ma soltanto la confusione di idee che si accompagna all’ignoranza può indurre a credere nella violenza, anche soltanto verbale, come unica via di riscatto.  La via giusta è l’educazione alla democrazia, ma è pur vero che questa ha bisogno di esempi  e risposte concrete, che la nostra classe dirigente sempre più raramente propone (nandocan). ***da articolo 21, 8 aprile 2014 – “Schiatta, tanto non servi in vita… Da morto almeno come concime saresti utile”, “ora ti massacriamo”, questo è il tenore dei commenti che ho ricevuto da parte di utenti che si dichiarano apertamente attivisti e sostenitori del movimento cinque stelle, forse incitati da una pagina facebook dal nome “La coerenza del Pd” che fornisce i miei dati invitando ad andare a insultarmi sui miei profili”. Lo spiega ad Articolo21 il presidente del Pd di Roma, Tommaso Giuntella in seguito alle alle minacce ricevute sul proprio profilo Facebook.

“Sono mesi che il mio nome viene infangato su tutti i social, ma non pensavo arrivassero alle minacce di morte. Sono scosso, ma sereno, mi rivolgerò alla Polizia postale per tutelarmi, ma voglio perdonare queste persone perché non si rendono conto di quello che dicono e del livello di violenza al quale sono portate dal continuo ricorso all’emotività e all’irrazionalità fatto da Grillo e dai suoi comunicatori. Quel che ci deve preoccupare è che esista una rabbia del genere, verso la quale, come progressisti, socialisti e democratici europei, non dobbiamo chiudere gli occhi, e della quale semmai dobbiamo capire le ragioni”.

“In queste ore – scrive Giuntella ad Articolo21 – ho ricevuto e sto ricevendo la solidarietà dei colleghi e degli attivisti dei partiti del PSE di tutta Europa in tante lingue diverse, da Salamanca a Creta, dall’Irlanda al Portogallo, dalla Francia all’Ungheria che mi stanno confortando e mi danno grande forza attraverso il loro abbraccio sui social e in privato, sono commosso, li ringrazio pubblicamente, e invito tutti noi a sfidare la violenza capendone le ragioni e il disagio sociale e rispondendo con testimonianze di pace e di solidarietà”.

Articolo21 esprime tutta la sua solidarietà e vicinanza all’amico Tommaso Giuntella, da sempre vicino alla nostra associazione. Parole e minacce gravi quelle rivolte al presidente del Pd di Roma attraverso i social network che, ci auguriamo tutte le forze e i movimenti politici vogliano stigmatizzare. La violenza fisica o verbale nulla ha a che vedere con la libertà di espressione”.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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