Sblocca corruzione

L’ennesimo provvedimento di destra appoggiato anche da chi aveva preso voti da elettori di sinistra. Ma già, si dice che destra e sinistra sono concetti superati (nandocan).

***di Massimo Marnetto, 7 giugno 2019 – Il blocco dei cantieri per colpa di regole troppo stringenti non c’è.

Lo dicono i dati (Relazione annuale Anti-Corruzione), dai quali si desume che negli ultimi anni non vi è stata contrazione negli affidamenti dei lavori, se non quando si è iniziato a parlare di una revisione del codice degli appalti, con una frenata dei bandi in attesa delle nuove procedure. Insomma, nonostante l’allarme di Salvini – che vede le regole come il freno al progresso – il fermo dei cantieri è una fake-news. Le nuove maglie larghe sono invece utilissime per accontentare la grande fetta di elettorato che dalla illegalità trae profitto.
Il pensiero non detto è che se togli all’amministratore pubblico la possibilità di fare un favore alla ditta che gli ha dato soldi per la campagna elettorale, metti in crisi il settore. Idem per i subappalti. Con cui le ditte si organizzano per risarcire chi esce dalla porta della gara per non dare fastidio e poi rientra dalla finestra del subappalto come compensazione per il favore. Oppure per far lavorare chi non ha la fedina penale pulita. Ora il limite per queste manovre si è alzato al 40%, per i lavori più diffusi nei piccoli Comuni, con gli effetti distorsivi immaginabili: costi più alti delle opere, qualità più bassa e minore sicurezza sul lavoro. In un Paese già a pezzi, ci mancava pure lo “Sblocca corruzione”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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