ContrOrdine: Sbagliata e grave la denuncia di Santoro all’Ordine per l’intervista alla Bonev

Ghirrarightdi Giancarlo Ghirra, 24 ottobre 2013 – La nascita e l’esistenza dell’Ordine dei giornalisti ha un obiettivo fondamentale: tutelare l’autonomia e la libertà di informazione da censure e bavagli. L’attacco su commissione politica del segretario del Consiglio nazionale Paolo Pirovano a Michele Santoro per l’intervista a Michelle Bonev realizzata nell’ultima puntata di Servizio pubblico rappresenta un atto sbagliato e grave, soprattutto perché accompagnato dall’annuncio dell’invio di una informativa (espressione che dà i brividi…) all’Ordine regionale competente. 

Si può amare o non amare il giornalismo di Santoro, che si può sostenere o combattere con il semplice uso del telecomando, ma tentare di mettere il silenziatore a trasmissioni sgradite e assegnare compiti polizieschi all’Ordine è davvero insopportabile.
Si può apprezzare o meno che le trasmissioni tivù diano notizie su premi cinematografici e su metodi di finanziamento di programmi da parte della Rai , si può apprezzare o meno il giornalismo del gossip. Tutto ciò è opinabile, ma sicuramente chi deve tutelare la libertà di stampa, l’Ordine, non può fare né il poliziotto né il censore.
Spiace che il segretario del Consiglio nazionale introduca elementi di divisione fra noi ora che l’obiettivo di un’intesa unitaria sulla riforma in Consiglio sembra a portata di mano. Soprattutto chi ricopre incarichi di “governo” deve lavora per l’unità, e invece Pirovano introduce elementi di turbamento e divisione probabilmente graditi a Renato Schifani, che ha chiesto l’intervento dell’Ordine, ma non a buona parte del Consiglio nazionale, e, soprattutto, ai colleghi che si riconoscono nella componente di Liberiamo l’informazione, nata per difendere la libertà e l’autonomia dei giornalisti e ottenere una radicale riforma di un Ordine da cambiare, subito.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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