#SARDEGNACHIAMAITALIA

E’ la terra dei miei avi, quella in cui anch’io sono nato. Niente di quanto vi accade mi può essere indifferente. Violentata oggi  dalla natura, è stata per secoli violentata dagli uomini. E spesso rapinata da “chi viene dal mare”, complice quella “borghesia compradora” di cui parlava un vecchio amico e collega, Giuseppe Fiori. Come anch’io, nel secolo scorso, cercai di documentare con le mie inchieste. Il tg2 Dossier “Le mani sull’isola” andò in onda il 3 novembre 1979. Forse meriterebbe una replica (nandocan).

di Doriana Goracci, 19 novembre 2013* —Abbiamo perso tutto: ho capito solo stamattina quanto gravi erano i fatti accaduti al popolo sardo, ieri nelle 24 ore di furia d’ acqua e vento, tanta come in sei mesi di piogge. E’ agghiacciante apprendere che una famiglia di 4 persone sia morta in casa, uno scantinato, annegata in 3 metri di acqua; stessa fine per altre persone affondate dentro alle loro 4 mura, morto un poliziotto di 44 anni finito fuori strada con l’auto di servizio mentre scortava un’ambulanza, e c’è chi ha perso la vita tornando a casa con i bambini, o governando il bestiame…Dicono che sono 18 le vittime e non si sa i dispersi, gli sfollati, i danni.

Perchè le scuole sono state fatte chiudere solo oggi? Perchè io che leggo sempre le notizie dell’ Ansa più volte al giorno sapevo dei cicloni “americani” e niente di questo denominato “Cleopatra”? Perchè non sono state protette le persone che abitavano nelle zone a rischio nei piani bassi?Almeno per poter dire avevamo tentato, anche esagerato nell’ allarme…E non mi si dica che mancavano i mezzi, quando la Sardegna è ben nota per le basi militari che hanno avuto “dimora” diffusamente  per anni nel suo territorio e continuano ad esserci. Scrive l’ amica Novella su FB dalla Sardegna:”I nuraghi hanno resistito per millenni alle intemperie, quei pochi che non sono arrivati sino a noi sono stati distrutti o parzialmente smontati (per costruire altro, vedi chiese a Sant’Anna Arresi…) a uso e consumo dell’uomo incivile. Poniamoci qualche interrogativo! Perché ponti e strade di recente costruzione non ce la fanno a restare in piedi? Forse perché lo sputo per edificarli non è così aggregante.”

All’ inizio di questo mio post, che purtroppo non può essere di aiuto a nessuno, ho riportato la foto di un murale di Antonio Aregoni a Cardedu, che narra di un altro diluvio il 14 ottobre del 1951. La storia disegnata è stata descritta in un articolo che riporto in fondo.

Altra stampa e mezzi di comunicazione,  diffonderanno  video foto e notizie aggiornate come la sopracitata Ansa. Non vogliamo sapere nulla di avanzi di uomini e partiti di primarie ed elezioni di borsa e indici: vogliamo che il Governo lavori senza tregua ad aiutare questa parte d’ Italia spezzata devastata in lutto. Abbraccio tutte le Amicizie che si sono create in questi anni di comunicazione virtuale e a volte reale su  Facebook, abbraccio chi abita in Sardegna, colpito da questa catastrofe: mi vengono alla mente Maria Carta e Andrea Parodi quando cantavano No potho reposare…  A disposizione questa pagina del nostro blog partecipativo Reset Italia, come sempre.

*da Reset Italia, il grassetto è di nandocan

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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