Sanzioni europee contro la Bielorussia mentre in Polonia i muri crescono

Piero Orteca su Remocontro, 29 novembre 2021

Sanzioni sempre più severe decise dall’Unione. Obiettivo Lukashenko, colpiti subito i già disgraziati abitanti della Bielorussia e le migliaia di migranti dal sud del mondo in guerra, strumentalizzati ed illusi di una porta facile per l’Europa dell’abbondanza.
Intanto cresce un altro muro in Ue. La Polonia indisturbata alzerà 180 chilometri di la barriera anti-migranti
da dicembre. Bruxelles questa volta non condanna Varsavia, ma non discute di fondi Ue per l’opera. Almeno per ora.

Sanzioni contro gli ‘attacchi ibridi’ di Misk

27 ministri degli esteri Ue a decidere i cattivi bielorussi da colpire. Ne esce un elenco di 166 persone e 15 società, compresi Lukashenko e suo figlio. Quinto pacchetto di misure contro il regime che dall’estate usa centinaia di disperati in fuga da guerre vere, per la guerra privata del despota contro l’Europa. Tra i personaggi colpiti oltre a Lukashenko e suo figlio Viktor, consigliere per la sicurezza nazionale, figure chiave del regime, membri di alto libello del sistema giudiziario e diversi protagonisti dell’economia bielorussa. Allo studio anche sanzioni contro e le compagnie aeree che trasporterebbero i migranti in Bielorussia, a partire da Belavia, la compagnia di bandiera bielorussa che avrà problemi ad atterrare in Europa.

Lukashenko in trincea

Lukashenko replica con i soliti toni aggressivi. «Ci spaventano con le sanzioni. Ok, vediamo. Pensano che scherzi, che abbia parlato e basta. Niente del genere. Ci difenderemo. Non arretreremo». Provocazione ultima, si è detto pronto a trasportare i migranti in Germania se la Polonia non aprirà un corridoio umanitario, ma anche a rimpatriare i migranti che lo vorranno. «Ma loro sono testardi e non vogliono andarsene» ha spiegato. Il Paese di Lukashenko come la Svizzera del Baltico. Più ragionevole il ministro degli Esteri Vladimir Makei che promette assistenza ai migranti con l’ingresso alle organizzazioni umanitarie dell’Onu. Nel frattempo giovedì prossimo, primo volo organizzato da Baghdad per riportare indietro gli iracheni (ce ne sarebbero 571 divisi in otto campi), che accetteranno di essere rimpatriati.

Migranti ostaggi e tensioni in tutta l’area

Difficile trovare una soluzione per i migranti, che continuano a essere ostaggi di Minsk ma anche dell’Ue che si rifiuta di accoglierli. «I confini dell’Ue aperti solo a ingressi legali», ripete Bruxelles, mentre, ancora ieri le forze di sicurezza di Lukashenko spingevano un’altra carovana di uomini, donne e bambini verso il confine con la Polonia, denuncia Carlo Lania sul manifesto

Lituania, muri e No Fly Zone

La Lituania, che come la Polonia ha proclamato lo stato d’emergenza e avviato la costruzione di un muro, ha chiesto una No Fly Zone su Minsk per impedire agli aerei con i migranti di atterrare. Inquietudini anche sul fronte ucraino, con telefonate di rassicurazione europea al presidente Volodymir Zelensky. Più diretta la cancelliera tedesca uscente che ha telefonato a Lukashenko. 50 minuti di confronto durante i quali Angela Merkel ha anche affrontato la necessità di aiuti umanitari per i rifugiati e i migranti che si trovano sul posto.

Polonia, altre barriere anti-migranti

Le sanzioni Ue non bastano però alla Polonia, che chiede fondi europei per la costruzione di un muro al confine. Nel frattempo, fa da se, come la Lituania, e a dicembre avvierà la costruzione di 180km di barriera lungo la frontiera con la Bielorussia, costo 353 milioni di euro. Sarà completata per la metà del 2022. Mossa prima di tutto politica del governo nazional populista, a creare scompiglio, oltre i migranti spinti da Lukashenko, in casa europea.

L’Europa che fu oltre cortina ora vuole i muri

«Ma il muro è la novità assoluta: che venga finanziato da fondi europei o meno, ormai sta per diventare realtà», sottolinea Angela Mauro sull’HuffPost. «L’Unione Europea, che si è estesa a est con l’annessione delle ex Repubbliche sovietiche dopo la caduta del muro di Berlino, ora si blinda proprio con un muro lungo il confine orientale». La decisione è del governo polacco, che, secondo i regolamenti europei, ha competenze sulla gestione delle frontiere come ogni altro Stato membro. «Ma Bruxelles non oppone alcun ragionamento di tipo etico e morale. Per ora riesce solo a fermare la richiesta polacca di fondi europei per il muro, anche se su questo Varsavia ha già incassato il sostegno di altri 11 Stati, e del presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel».

La Commissione resta contraria e i problemi interni all’Unione, invece che trovare soluzione si moltiplicano.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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