Rivoluzione in “sardina”

Roma, 15 dicembre 2019 – Un’intollerabile crescita delle disuguaglianze imposta dal neoliberismo non poteva che favorire il radicalismo delle posizioni politiche. E poiché le diseguaglianze sono cresciute ovunque nel mondo, si accresce anche il radicalismo di destra e sinistra, più a destra che a sinistra dove quest’ultima si  dimostra inadeguata al suo ruolo di protezione dei lavoratori e dei deboli in generale.

Corbyn non ha perduto perché troppo a sinistra come piace scrivere ai nostri giornali conservatori, ma a causa delle sue incertezze sulla Brexit e di un socialismo poco aggiornato e creativo sulla soluzione da dare ai grandi problemi del nostro tempo. In particolare quelli posti dalla globalizzazione e da un modello di sviluppo, produzione e consumi che dichiara ogni giorno il suo fallimento. Dalla mancata tutela dell’ambiente allo spreco di risorse e di vite umane legato alle logiche di dominio, al conseguente disprezzo dell’eguale diritto di ognuno alla salute, alla sicurezza, alla conoscenza e alla dignità del lavoro.

Non soltanto il socialismo, che ovunque sembra oggi trovarsi in difficoltà, ma anche la democrazia che si affidava soltanto alla libertà e all’universalità del voto andrebbe ripensata, soprattutto dove non si accompagna più ad una reale separazione dei poteri, condizione questa imprescindibile per uno Stato di diritto. La comunicazione di massa sviluppata dalle nuove tecnologie digitali moltiplica, insieme alle informazioni, cosa in sé positiva, le manipolazioni delle notizie. Anche il ricorso quasi febbrile ai sondaggi per misurare il consenso  contribuisce, come e più della propaganda,  ad orientare il conformismo di massa.

Ma di fronte al diffondersi attuale dei populismi e del radicalismo di destra, sbaglia chi pensa di poter trovare la soluzione in un ritorno al moderatismo. E attenzione a  non confondere la moderazione e il realismo del linguaggio politico che in questi giorni mobilitano le piazze delle “sardine” con una sottovalutazione della gravità e dell’urgenza delle scelte che si pongono oggi all’umanità. Confusione che potrebbe essere fatta da almeno una parte dei loro  sostenitori, specie se anziani d’età. Più difficilmente tra le nuove generazioni, che sperimentano oggi sulla loro pelle gli effetti disastrosi di una navigazione politica a vista dell’attuale classe dirigente.

Per le sardine come per tutti, l’affollatissima piazza romana di San Giovanni come le tante  riempite di giovani e meno giovani nei giorni precedenti troveranno un senso soltanto nella chiarezza e nella determinazione con cui sapranno indicare e sollecitare dai partiti e dalle istituzioni quella che appare oggi come una vera rivoluzione pacifica, a cominciare dalla realizzazione dei grandi principi iscritti in una Costituzione fino ad oggi tradita. Primo fra tutti quello che assegna alla Repubblica il compito inderogabile di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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