Rivolta Tory contro Johnson che rischia l’addio modello Thatcher, ma con molta meno gloria

da Remocontro, 14 gennaio 2022

Inghilterra: il voto sul “Piano B” contro il Covid si trasforma in una ribellione Tory contro Boris Johnson. I parlamentari conservatori contrari alle nuove misure restrittive, ma soprattutto polemici sulle scelte ondivaghe del premier contro la pandemia. Un centinaio gli oppositori interni. E le regole del partito conservatore potrebbero segnare la fine del suo mandato. La stessa procedura che nel 1990 portò alle dimissioni di Margaret Thatcher

1990, Margaret Thatcher lascia Downing Street

Covid, negazionisti Tory e Boris a picco 

Quasi 60.000 contagi nelle ultime 24 ore, il numero più alto da gennaio. In questo clima da altro Natale di limitazione e di paura, alla Camera dei Comuni inglese, è andato in scena il dibattito sulle nuove misure predisposte dall’ondivago premier Boris Johnson, tornato alla linea del rigore dopo i catastrofici ‘liberi tutti’ sperimentati sino a ieri. Il cosiddetto «Piano B» contro l’evolversi della pandemia che prevede, tra l’altro, l’uso della mascherina nei luoghi chiusi, il green pass obbligatorio per gli eventi pubblici e gli spettacoli e preme il piede sull’acceleratore dei vaccini. Quello che stava già facendo mezza Europa oltre la Manica.

Nemico in casa e salvagente laburista

Ma per il primo ministro il voto si è trasformato, «come e più di quanto si prevedesse, in pericolo, e non da poco». Dopo lo scoop del Daily Mirror sul party del Natale scorso a Downing Street, in barba alle restrizioni anti covid allora in vigore per i comuni mortali, e nuove rivelazioni su altri festeggiamenti vietati proprio nella casa del governo, e soprattutto i continui cambi di direzione nella lotta al virus che hanno ormai scavato un solco tra il premier e molti del suo partito», annota la Stampa. Le misure più severe sono state approvate comunque con 369 voti favorevoli e 126 contrari. Ma dal Guardian leggiamo che dei 126 voti contrari, 101 sarebbero proprio dei Tory.

Conservatori pronti alla successione

I numeri hanno fatto subito parlare i media britannici di una «rivolta dei Tory, maggiore di quanto previsto». Secondo le previsioni, dovevano essere una settantina i conservatori pronti a votare contro il pacchetto di misure volute da BoJo. Il ‘Piano B’ dell’emergenza Covid, è passato grazie anche ai voti dei laburisti, ma ha scatenato la bufera su «Bojo». Due diversi sondaggi hanno mostrato che più della metà degli intervistati pensa che Johnson dovrebbe dimettersi, mentre un terzo sondaggio ha dato al partito laburista di Keir Starmer un vantaggio di quattro punti. E’ il peggior risultato dell’anno per i conservatori, e il partito inizia a chiedersi se non sia arrivato il momento di pensare a un successore.

Regole Tory e Margaret Thatcher

Più di 30 anni fa, il 14 novembre 1990, problemi analoghi in casa conservatrice. Una sorta di voto di fiducia in casa, con l’allora premier Margaret Thatcher che doveva ottenere la maggioranza, ma i suoi voti dovevano superare il 15 per cento dei deputati. Se quella stessa votazione si fossa fatta ieri, quei 101 voti conservatori contro sarebbero stati l’addio alle ormai troppo disordinate estrosità di Boris. Allora la baronessa Thatcher, dopo un incontro pubblico con la Regina e con i leader mondiali tra cui Henry Kissinger e Michail Gorbačëv, lasciò il numero 10 di Downing Street. Per Boris, quando mai sarà, forse la sorpresa/rimpianto del suo amico Donald Trump.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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