Rischio guerra in Europa per gli estremismi ucraini e gli azzardi statunitensi

Credo che faccia bene Papa Francesco a richiamare sempre più spesso l’attenzione sugli ostacoli alla pace che provengono dalle lobbies dell’industria bellica. Ma da quell’orecchio Putin e purtroppo anche Obama sembrano non sentirci. Pare che la “potenza” delle grandi potenze riesca ad esprimersi soltanto con l’uso delle armi. E se lo dice Berlino…..(nandocan)

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Kiev, arrivano i nostri?

***di Ennio Remondino, 5 febbraio 2015* – Tocca alla cancelliera tedesca Anghela Merkel cercare di portare un po’ di buon senso: «In Ucraina serve diplomazia, non le armi». La Cancelliera si sgancia da Obama e dagli alleati Nato più servili – l’Italia? – e dichiara allarmata ma decisa, «Niente armamenti letali a Kiev». Contro l’azzardo Usa. Per maggiori informazioni guardare il sito http://ukraine.usembassy.gov/. Esemplare l’intervento di Victoria Nuland, quella del ‘Vaffa’ all’Ue: «Le forze alleate sono distribuite su terra, mare e aria nei tre Stati baltici, Polonia, Bulgaria e Romania. E stiamo aumentando i bilanci della difesa». Pacifista.

 Forse risulterà nuovo per la storia, ma i richiami al pacifismo arrivano da Berlino. Forse perché, parlando di Ucraina, una qualche memoria di antiche collaborazioni con la Germania del passato restano. Angela Merkel, parla ‘a nuora’, il premier di Singapore in visita, perché ‘suocera intenda’. La suocera accidiosa è Barack Obama, che dovrà incontrare la settimana prossima, per discutere sull’escalation in Ucraina. “La Germania non consegnerà armi letali all’Ucraina ci concentriamo a una soluzione diplomatica”, ha ribadito, contro l’ipotesi di Washington di fornire armi pesanti a Kiev.

In realtà di armi occidentali in uso Nato ne circolano già in abbondanza in Ucraina, ovviamente dalla parte governativa. Sappiamo che l’Ucraina fa gola non solo ai russi. Si parla da sempre di truppe o volontari russi nel Donbas secessionista, ma ora esce che ci sarebbero soldati Usa sul fronte opposto. Nei giorni scorsi era apparsa la notizia di un soldato, certamente non ucraino, pizzicato a combattere assieme all’esercito di Kiev. Poco dopo si è scoperto che dei paracadutisti americani raggiungeranno l’Ucraina entro la prossima primavera e che Obama vuole armare l’esercito di Kiev.

UKRAINE-HISTORY-UPA-RALLYSecondo il quotidiano, Washington sta valutando di inviare a Kiev attrezzature militari per 3 miliardi di dollari, tra cui missili anti-carro e droni di sorveglianza. Il consigliere per la sicurezza nazionale, Susan Rice, finora molto riluttante, parebbe pronta a riconsiderare la sua posizione. Kiev vorrebbe risolvere il conflitto nell’Est ‘con la forza’ ma le basteranno miliardi in armi e i battaglioni mercenari alla Azov? Dubbi in una larga fetta di mondo, oltre la Germania. Ha senso sostenere le istanze più oltranziste del nazionalismo ucraino che poi non riesce a mobilitare una popolazione non convinta?

Sul fronte opposto parlano meno ma fanno di più. Il pericolo di simile escalation lo ha denunciato il ministro degli Esteri russo Lavrov dopo un incontro a Pechino con gli omologhi cinese e indiano. Un pezzo di mondo decisamente ‘abbondante’ e non occidentale. Il capo della diplomazia di Mosca ha ribadito l’invito al dialogo rivolto a chi in Europa desidera ancora la pace per il popolo ucraino. Ma chi? Sappiamo di almeno un dissenso Nato. La cancelliera Anghela Merkel avverte che la Germania non sosterrà Kiev inviando armi all’esercito perché il conflitto non può essere risolto militarmente.

A preoccupare Washington è la piega che stanno prendendo i combattimenti nel Donbass, dove l’offensiva lanciata nei giorni scorsi dai separatisti sta mettendo in seria difficoltà le mal motivate truppe di Kiev. Inviare armi pesanti, andando oltre gli equipaggiamenti militari «non letali» finora dichiarati? Il primo a voler fornire alle truppe ucraine droni, missili anticarro e altre armi indicate come «difensive» pare sia il generale americano Philip Breedlove, capo delle forze Nato in Europa. Singolare logica. Come ‘armi offensive’ -scusate la domanda- ci resta soltanto la bomba atomica?

Vladimir Putin, che non è un angioletto ma di politica ne mastica, prova a calmare le acque: «Fine urgente alle azioni militari». Perorazioni di maniera o veri intenti? Il braccio di ferro delle sanzioni con l’Occidente sta nuocendo all’economia russa, ma non solo. Mosca, in aggiunta all’embargo sui prodotti agro-alimentari, ha deciso di vietare la partecipazione alle gare pubbliche ai produttori occidentali di macchinari del settore edilizio, dello sfruttamento di materie prime e manutenzione cittadina: una misura che rischia di danneggiare in particolare l’Italia. Mogherini-Gentiloni non pervenuti.

*da RemoContro, il grassetto è di nandocan

 

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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