Rischio clima, rimedi subito o sarà crisi economica globale tipo 2008

La bella notizia è che si stanno moltiplicando nel mondo e anche in Italia, con gli scioperi del venerdì,  le proteste studentesche perché i governi reagiscano con provvedimenti adeguati alla minaccia della catastrofe climatica. La brutta notizia è che le classi dirigenti non si sono ancora arrese all’idea che per reagire non basta mettere qualche toppa ma occorre pensare seriamente a cambiare il modello capitalistico di sviluppo, dalla produzione al consumo (nandocan)
***di Alessandro Fioroni, 26 febbraio 2019* – Rischio clima, tempo quasi scaduto. L’allarme sulle conseguenze catastrofiche provocate dai cambiamenti climatici continuano a ripetersi senza soluzione di continuità. Non c’è consesso internazionale, a partire dalle sedi Onu, nel quale scienziati ed esperti non avvertano che il tempo rimasto per invertire o perlomeno fermare l’inarrestabile degrado ambientale ormai è poco. Sembra acclarato che nel giro di una decina di anni l’obiettivo di fermare la crescita delle temperature di un grado e mezzo sia una chimera se si continuerà a portare avanti l’attuale modello di produzione industriale e se non prevarrà una coscienza aliena dal profitto a tutti i costi.

Due rapporti allarmanti
Il paradosso è che gli sconvolgimenti che potrebbero essere prodotti costituiranno la fine stessa per coloro che stanno nascondendo la polvere sotto il tappeto negando il cambiamento climatico e confidando in una crescita senza fine, senza appositi provvedimenti radicali. Una realtà messa in luce da due recentissimi rapporti: uno pubblicato dall’Institute for Public Policy Research, un think tank con base a Londra e l’altro realizzato in Canada dai ricercatori delle università di Guelph e di Toronto.

Una nuova crisi economica mondiale
Il primo studio dipinge scenari apocalittici dal punto di vista economico. Parte dall’assunto che il “climate change” sta procedendo a ritmi elevatissimi, molto più rapidamente da quanto previsto precedentemente. Gli effetti catastrofici potrebbero determinare infatti una pesante instabilità economica a causa di grandi migrazioni, conflitti, fame e il potenziale collasso dei sistemi sociali. In altre parole un’ondata di povertà tale da ripetere il collasso causato dalla grave crisi finanziaria iniziata nel 2007 e della quale il mondo sta ancora pagando le conseguenze.

Verso il precipizio ad alta velocità
Nello studio titolato “This is a Crisis: Facing up to the Age of Environmental Breakdown” i ricercatori inglesi prendono in esame non solo gli effetti immediati del cambiamento climatico, ma anche altri fattori a più lungo termine come l’erosione e l’infertilità del suolo, la perdita di specie animali, la deforestazione e l’acidificazione degli oceani. E’ ovvio che tutto ciò avrà affetti sull’intera sopravvivenza delle popolazioni, specialmente nei paesi più poveri, che si riverseranno dove ancora viene individuata una possibilità di vita. Questi fattori, si legge nello studio, “stanno portando a un processo complesso e dinamico di destabilizzazione ambientale che ha raggiunto livelli critici”, e che “sta avvenendo a una velocità senza precedenti nella storia umana”.

I dati parlano chiaro
Non si tratta di previsioni catastrofiste dei soliti ambientalisti ma considerazioni derivate da studi scientifici e dall’analisi di dati. Ad esempio le specie di vertebrati diminuite del 60% rispetto agli anni Settanta, mentre dalla metà del XX secolo il 30% dei terreni arabili nel mondo è diventato improduttivo a causa dell’erosione. Dal 2005 a oggi, il numero di inondazioni su scala globale è aumentato di 15 volte, fenomeni di temperature estreme sono stati registrati 20 volte di più, per non parlare degli incendi che ormai sono una costante come successo in California nell’estate scorsa.

Le mosche ci distruggeranno?
La rivista canadese Royal Society Open Science, ha invece pubblicato i risultati di un’indagine nella quale tra gli effetti più pericolosi dei cambiamenti climatici vi sono elencati quelli relativi ad un aumento delle infezioni alimentari. Ciò sarebbe dovuto alla proliferazione di insetti che trasportano microrganismi responsabili di malattie su scala globale. L’aumento delle temperature infatti favorisce lo schiudersi più veloce di insetti come le mosche che costituiscono il veicolo principale del batterio Campylobacter, una delle più comuni cause di infezione alimentare. Gli scienziati canadesi hanno previsto che queste modificazioni, entro il 2080, raddoppieranno. Le stime infatti dicono che ogni aumento del 25% nell’attività delle mosche fa salire del 28% l’incidenza dell’infezione.

Da Remocontro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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