Rinviare il decreto fiscale non cambia nulla: rimane una legge ad personam

Il decreto con la norma salvaberlusca è stato bloccato. Bene. Sarà corretto, bene. Nessun inciucio, aggiunge Renzi. E lo dimostreremo. Dobbiamo fidarci? No, ci scrive Antonio Sicilia e spiega perché. Meglio continuare, come si diceva una volta, “lo stato di agitazione” (nandocan)

Sicilia Antonio***da Antonio Sicilia, 6 gennaio 2015 – Altra rapida precisazione. Vi prego di seguirmi e di informare.

“..Questa norma la rimanderemo in Parlamento soltanto dopo l’elezione del Quirinale, dopo che Berlusconi avrà completato il suo periodo a Cesano Boscone e dimostreremo che non c’è nessun inciucio strano” dice Renzi bloccando il provvedimento.

Ma rinviare la norma dopo la fine dei servizi sociali è totalmente indifferente per Silvio Berlusconi. L’affidamento ai servizi sociali, infatti, è stato quasi completamente scontato.

Quello che sta a cuore a Berlusconi è un altro aspetto. Dopo la condanna, in virtù della Legge Severino, Berlusconi è incandidabile fino al 2019.

Se la discussa soglia del 3% tornasse in Parlamento e venisse approvata, anche dopo la fine dei servizi sociali a Cesano Boscone, Berlusconi potrebbe far leva sul principio del “favor rei” e puntare al colpo grosso.

Mi spiego meglio.
Secondo l’articolo 2 del c.p.:
“nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali“

La soglia del 3% infatti depenalizzerebbe l’evasione fiscale per la quale Berlusconi venne condannato il 1° agosto 2013, un’evasione che risulta molto al di sotto della soglia del 3% di non punibilità.

A quel punto Ghedini e co, “in virtù del combinato disposto di decreto fiscale e codice penale”, potrebbero chiedere “la revoca della sentenza di condanna e di conseguenza chiedere anche la caduta degli effetti della legge Severino che a quella condanna sono legati: oltre alla decadenza da senatore sancita dall’aula il 27 novembre 2013, i sei anni di ineleggibilità” come fa notare Pasciuti sul FattoQuotidiano.

Ecco un altro motivo per non ringraziare Renzi per questa decisione.
Il rinvio cambia ben poco.
Oltre ad essere una norma iniqua e favorevole solo ai grandi evasori, rimarrà, anche se rinviata, una gigantesca legge ad personam.

Il Nazareno non è più un segreto oramai.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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