Riforma elettorale: dal grande stallo alla legge Mattarella?

Tessera_elettorale_elezioni_amministrative_01Un ritorno, magari provvisorio, al Mattarellum era anche la soluzione auspicata e proposta da Libertà e Giustizia fin dalla scorsa legislatura. Il fatto che intorno ad essa si stia formando una maggioranza, anche se non è ancora acquisito il consenso del governo delle larghe intese preoccupato per la sua sopravvivenza fino al 2015, apre qualche spiraglio per l’uscita dal vicolo cieco dell’impotenza parlamentare (nandocan).

di Andrea Pertici, 14 novembre 2013* – Martedì 12 novembre in Senato è risultato palese il grande stallo sulla legge elettorale. Ciò è avvenuto a seguito della bocciatura, in Commissione affari costituzionali, dell’ordine del giorno (presentato da PD, SEL e Scelta civica) di modifica della legge vigente, intervenendo soprattutto sul premio di maggioranza. Si proponeva che questo divenisse nazionale per entrambe le Camere e che scattasse soltanto per la lista o la coalizione che avesse ottenuto la maggioranza assoluta, o almeno il 40/45 per cento dei voti. Altrimenti ci sarebbe stato il ballottaggio nazionale tra le due liste o coalizioni più votate al primo turno e il premio sarebbe stato attribuito a quella con maggiori consensi al secondo turno.

La proposta, che circola da mesi, ha avuto il voto dei soli esponenti dei tre partiti presentatori, ed è stata così respinta. Dopo di che – senza passare al voto degli altri ordini del giorno (quello Calderoli, per il ritorno alla legge Mattarella; quello dei 5stelle che va verso il sistema spagnolo con le preferenze) – si è rinviato tutto di oltre una settimana. Ancora.

La riforma elettorale – dichiarata “urgente” in agosto – sembra quindi tornata al punto d’inizio, come quando nel gioco dell’oca si finisce nella casella dello “scheletro” (appunto). Infatti, sia in Commissione affari costituzionali del Senato sia nel dibattito pubblico, è tornata perfino ad affacciarsi l’ipotesi di rinviare la legge elettorale a dopo la riforma costituzionale, che potrebbe richiedere un paio d’anni. Era questa, in effetti, l’impostazione adottata dopo la formazione delle “larghe intese” (che – si sa – puntano anche sulla lunghezza). La successiva dichiarazione d’urgenza della legge elettorale, e quindi la sua anticipazione rispetto alle riforme costituzionali, si deve, da un lato, al fatto che la legislatura è divenuta “a rischio di decadenza” (per la nota vicenda) e, dall’altro, alla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Cassazione, che potrebbe portare prossimamente (il 3 dicembre) ad una dichiarazione d’incostituzionalità della legge vigente (o meglio di sue parti caratterizzanti).

Ad oggi, però, sulla riforma elettorale non è stato compiuto alcun reale passo avanti. E questo nonostante le “larghe intese”, che eventualmente dovrebbero servire proprio a risolvere poche questioni (davvero) urgenti per poi tornare – a seguito delle elezioni – alla fisiologia del confronto e dell’alternanza. A questo punto, l’unica soluzione a portata di mano, per consentire ai cittadini di tornare a votare in qualunque momento senza il “porcellum”, ormai screditato in tutte le sedi, sembrerebbe il ritorno (almeno come soluzione provvisoria) alla legge Mattarella.

Questa soluzione, nel corso di questi nove mesi di legislatura, ha incrociato, prima o dopo, il consenso di quasi tutte le forze politiche: pendono, infatti, in Senato, disegni di legge per la reintroduzione della legge Mattarella presentati da PD, SEL, Lega e dal gruppo delle autonomie. Nello stesso senso, del resto, andava la mozione Giachetti presentata la scorsa estate alla Camera e che ebbe il voto favorevole del Movimento 5 stelle e di SEL (ma non del PD che allora riteneva necessario fare prima le riforme costituzionali), ed ora l’ordine del giorno Calderoli (Lega). Anche tra i candidati alla segreteria del PD la soluzione sembra ormai trovare ampio consenso. Se, infatti, Civati propone da mesi la reintroduzione della legge Mattarella (magari corretta rispetto al sistema di attribuzione dei seggi nella quota proporzionale della Camera), oggi convergono sulla stessa posizione anche Cuperlo e Renzi.

Sembra, quindi, che su questo sistema vi sarebbero larghissime intese, anche se – è vero – diverse da quelle di Governo. Il che, da un lato, potrebbe far riflettere sulla formula politica che lo sostiene, ma, dall’altro, non dovrebbe comunque impedire l’approvazione della legge, che anzi, avvenendo con un’ampia maggioranza, rispetterebbe le prescrizioni del codice di buona condotta elettorale del Consiglio d’Europa, a differenza di quanto avvenne per il “porcellum”, a suo tempo approvato, in fretta e furia, allo scadere della legislatura, col voto della sola maggioranza di Governo.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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