Riduzione delle nascite, precariato e ingiustizia fiscale

Incredibile che per una politica di riforme che affronti seriamente queste piaghe sociali si debba essere di sinistra. Di fatto è così. Ma questo è anche il minimo che la sinistra può e deve esigere dal programma di Mario Draghi per un sostegno al suo governo (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 8 febbraio 2021 – Inconsapevolmente, le parole di Bergoglio si sono intersecate con quelle di Landini. Nello stesso giorno, il primo ha parlato di “inverno demografico”, denunciando la riduzione di nascite che affligge l’Italia; l’altro ha ribadito la centralità del lavoro. Il nesso è stringente: dove c’è precariato, difficilmente c’è una culla.

Conosco molte giovani coppie che non possono permettersi un bambino, perché hanno un contratto a tempo determinato. Con stipendi appena sufficienti per un affitto di due stanze a venti fermate dal lavoro. Giovani donne che sanno che se diventano madri dovranno lasciare la loro attività, perché non ci sono posti negli asili pubblici e quelli privati costano uno stipendio.

Per una primavera demografica ci vuole un habitat sociale favorevole: edilizia agevolata, formazione continua, politiche attive del lavoro, asili e maternità sussidiata, come avviene in molte nazioni d’Europa. Invece in Italia, la difesa della famiglia si fa solo a parole, contrastando l’aborto terapeutico o infierendo sui gay.

Con i catto-conservatori e i confort-comunisti che si spalleggiano nell’indifferenza verso i giovani; e i garantiti che chiedono solo di andare in pensione prima. Mentre l’evasione e l’elusione fiscale tolgono ossigeno alla natalità sociale. (Non ho esultato per la vittoria del giovane tennista nazionale Sinner perché è un disertore fiscale, con residenza a Montecarlo).

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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