Riconciliazione

***di Massimo Marnetto, 31 gennaio 2019 –La “benedizione” della sessualità da parte del Papa è una dichiarazione più rivoluzionaria di quanto appaia. Non in sé, visto che il tema già aveva avuto negli ultimi decenni una riabilitazione. Ma perché questa apertura così esplicita inizia a scalfire la diffidenza con cui il cattolicesimo (e non solo) ha sempre trattato il piacere, come ostacolo alla spiritualità. Ritenendo invece la sua compressione, un mezzo per l’ascesi.

Questa “sublimazione della negazione” non vale solo per il sesso, ma per molti altri bisogni. Come quello del cibo, a cui la dottrina contrappone pratiche di digiuno, il riposo (veglia), la socialità (clausura), la curiosità (divieto), l’innovazione (tradizione), la comprensione (mistero), l’indagine (obbedienza), la democrazia (sottomissione). Questa predilezione per la sofferenza ha raggiunto nei secoli più bui livelli estremi di masturbazione del dolore (autoflagellazione, cilicio, ecc.), fino allo scandaloso uso salvifico della tortura nell’inquisizione, come tormento estremo ma consentito, per ottenere la confessione e salvare l’anima pur maciullando le carni.

Il binomio dolore-gloria versus piacere-colpa da tempo è messo in discussione. E’ grazie al pensiero laico che si sta operando questa riconciliazione bio-psiché nelle spiritualità più avanzate. Chi rispetta i propri bisogni con sobrietà, capisce meglio quelli degli altri e si batte per rimuovere le cause che li reprimono. Solo con la sconsacrazione della sofferenza impegno religioso e politico diventano inscindibili.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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