Regno Unito a secco: file e tensioni alle pompe di benzina, supermercati mezzi vuoti. Infinita Brexit

da Remocontro, 29 settembre 2021

Scene da ‘stato di guerra’ nel Regno Unito, alle prese con una crisi del carburante preoccupante. Nel 90% delle stazioni di servizio la benzina è già esaurita, mentre il prezzo medio per un litro di carburante ha raggiunto il prezzo più alto negli ultimi 8 anni.
Con il 90% delle stazioni di servizio senza più scorte, si teme per l’effetto a catena sul funzionamento dei servizi essenziali. Londra studia una “corsia preferenziale” per garantire ai medici di circolare.
I guai nascosti della Brexit infinita e addio ‘Global Britain’

Scene da ‘stato di guerra’

Scarseggia la benzina e sale la tensione. File chilometriche fuori dai distributori, dove gli automobilisti hanno atteso anche tutta la notte per riempire le proprie taniche di benzina. Secondo la Bbc, milioni di britannici sono di fronte a un vero e proprio “panico del carburante”. La corsa ai rifornimenti ha generato tensioni con episodi di violenza vera e propria.

Mobilitazione dell’esercito

Pronti alla mobilitazione di conducenti militari per aiutare nella consegna di carburante. Boris Johnson ha ordinato che vengano addestrati 150 autisti di navi cisterna militari perché imparino come rifornire benzina alle pompe. La British Medical Association sta facendo pressioni per salvaguardare almeno il lavoro dei medici. Per questi ultimi, il governo britannico sta valutando di creare una corsia preferenziale d’accesso al carburante, per consentire loro di continuare a presidiare ospedali e hub vaccinali.

Conseguenza diretta della Brexit

Dopo l’uscita di Londra dall’Europa, molti autotrasportatori stranieri hanno deciso di abbandonare le strade britanniche, vessati dalla burocrazia in eccesso e dalla ‘rimodulazione’, dal taglio degli stipendi. «Un fallimento da incompetenti nel preparare il paese alla realtà dell’era Brexit», scrive spietato il Telegraph. Se fino a ieri la questione era stata oggetto di polemiche ma comunque limitate, di fronte alla mancanza di benzina il paese scoppia di tensioni sociali e attacchi politici al premier Boris Johnson.

Brexit infinita e addio ‘Global Britain’

10 mila visti temporanei di tre mesi a lavoratori stranieri la mossa di Boris Johnson per contrastare la carenza di 100 mila camionisti e di migliaia di lavoratori nelle fabbriche di carne. In mancanza di manodopera in questi e altri settori essenziali, il rischio è che le interruzioni della catena di approvvigionamento di questi mesi si estendano alla stagione dei consumi natalizi, rallentando la ripresa economica. 

Viene così meno una delle promesse cardine della Brexit: la fine dell’eccessivo affidamento sulla forza lavoro straniera a basso costo, segnala ISPI.

Brexit means Brexit?

«Brexit vuol veramente dire l’uscita britannica dall’Unione europea tanto sbandierata?», si chiede ad esempio l’ISPI. Sembrerebbe di no. Da mesi i supermercati faticano a rifornirsi di beni primari e molti scaffali rimangono vuoti. Una situazione di emergenza a cui si è aggiunta la mancata distribuzione di carburante: in alcune aree tra il 50% e il 90% delle pompe nelle stazioni di servizio sono restate a secco questo fine settimana nonostante i tentativi di razionamento.

Ripensamenti trottola

Già due settimane fa Downing Street ha così annunciato lo slittamento da ottobre a metà 2022 dell’inizio dei controlli sulle merci dell’UE che entrano nel Regno Unito. Auto proroga la sua dipendenza dai controlli altrui. Se con Brexit il Regno Unito puntava a riprendere il controllo dei propri confini, al momento gli unici controlli in vigore sono quelli europei sulle esportazioni britanniche verso l’UE. Che non sembra un gran successo per l’orgoglio del regno e per quello personale di Boris Johnson.

Global Britain: lavori in corso

Londra vorrebbe ora riscrivere il protocollo sull’Irlanda del Nord. Pensato per tutelare la pace tra le due Irlanda con la libera circolazione anche delle merci, l’accordo obbliga ad un passaggio doganale europeo le merci in arrivo dall’isola maggiore che dall’Irlanda del Nord possono entrare direttamente nell’Ue, via Repubblica d’Irlanda. Approvvigionamenti interni britannici sempre più difficili e acquisti più facili e convenienti delle merci Ue che arrivano da Dublino. Un rilevante danno economico oltre che politico, ma mettere a rischio la pace nel nord Irlanda non si può.

Dall’Ue, nessuna revisione possibile

Rivedere quell’accordo diventa praticamente impossibile. Una prospettiva non gradita dall’UE ma neanche da Biden –sottolinea ISPI-, «che la scorsa settimana ha anche congelato le prospettive di un accordo commerciale USA-UK». In mancanza di una sponda oltreoceano, il futuro commerciale del Regno Unito passa ancora una volta dal dialogo con Bruxelles. Lo ha capito anche BoJo che ha infatti subito tentato di ricucire con i francesi, infuriati per l’accordo AUKUS sui sottomarini. 

La strada per una normalizzazione delle relazioni con l’Europa resta però lunga, e al momento la “Global Britain” resta ancora una “European Britain”.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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