Regeni, Marò e l’Alibi dell’orgoglio nazionale

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***Mi pare di cogliere ancora, e non soltanto tra le righe, una insistente contrapposizione tra i tg RAI e la7 da un lato e tg Mediaset dall’altro, con qualche prevenzione nei confronti di questi ultimi che personalmente potrei anche condividere, ma che in un “osservatorio tg”a lungo andare rischia di risultare noiosa se non controproducente (nandocan).

***di Alberto Baldazzi – I Tg di mercoledì 30 marzoL’assassinio di Giulio Regeni anima e scuote trasversalmente le coscienze, mentre il caso marò (che certo non lascia indifferente gli italiani) anima l’informazione Mediaset. Così per Tg4 e Studio Aperto la prima udienza al tribunale dell’Aja è in apertura, mentre per Tg5 è in seconda posizione, con tonalità di offesa dignità nazionale. Per converso su Rai e La7 l’apertura è per il dopo conferenza stampa dei genitori di Giulio e per le dichiarazioni di Renzi da Chicago. Non sarebbe stato possibile il contrario, perché al di là delle forzature settarie il caso Regeni investe tutto il Paese, mentre quello dei marò vede entrare in campo le polemiche interne, le accuse ai governi che si sono succeduti negli ultimi 4 anni e, quindi, solo marginalmente quello attuale. Lo spazio dato a Renzi che assicura una ricerca della verità senza se e senza ma, è ampio su tutti. Ci piace segnalare l’augurio fatto da Mentana nei pre-titoli, quando ha auspicato che i genitori di Giulio non rendano pubbliche le foto del volto sfigurato del figlio, “perché non ce n’è bisogno”, e “perché bastano le parole della madre”. I marò e l’Aja sono comunque “alti” su tutte le altre testate.

Bruxelles e la ricerca degli 8 appartenenti alla cellula franco-belga autori delle stragi, campeggiano su tutte le testate, con il consueto corredo di critiche all’inaffidabilità dei servizi di sicurezza belgi. L’arrivo a Tripoli via mare del nuovo premier unitario libico, contestato dalle autorità islamiste della città, è nei titoli per Tg1 e Tg3, e le speranze di un avvio di riconciliazione nazionale cozzano con le contrapposizioni interne che TgLa7 mette correttamente in evidenza.

La pagina politica si nutre della notizia della data per le amministrative (quasi) fissate per il 5 giugno e delle polemiche sul referendum anti-triv. Ampio spazio all’uscita odierna di Marino che se la prende con Renzi e con il Pd con una nonchalance degna di un marziano doc. I Tg Rai riprendono ampiamente, a dimostrazione che un servizio pubblico a “scartamento renziano” fa comunque almeno in parte il suo dovere, e lo stesso fa più “liberamente” La7. Quelli Mediaset sono combattuti tra la tentazione di prendersela con il nemico di qualche mese fa (l’ex sindaco di Roma), e il nemico “di fase”, ovvero il governo Renzi , ampiamente attaccato da Marino.

Da domani l’Agenzia delle Entrate sarà in possesso di tutte le nostre transazioni bancarie, così come da almeno 20 anni avviene per tutti gli altri paesi avanzati. Una piccola-grande riforma che, certo, non farà piacere a elusori ed evasori. Titoli per Tg1 e servizi puntuali per Rai e La7; non a caso sottovalutazione per Mediaset che invece dà ampio spazio ai dati sulle pensioni che attestano che in maggioranza sono sotto i 750 euro mensili: fiera denuncia, come se qualcuno le avesse recentemente decurtate.

Nessun Tg decide di non dare la sentenza al processo milanese dell’acido, con i 23 anni comminati al fidanzato diabolico.

Su Tg4, cui piacere “vincere facile”, ritroviamo le consuete tonalità anti-rom: ognuno si diverte “come può”.

La scomparsa del cantautore-ferroviere Giammaria Testa, vate degli umili e degli ultimi, la troviamo in Rai e su La7.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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