Rateizzazione sì, condoni no

***di Massimo Marnetto, 17 settembre 2018 – La così detta “pace fiscale” è un beffardo “bel fesso!” rivolto a chi le tasse le paga tutte per correttezza o perché vengono ritenute alla fonte di uno stipendio o di una pensione.

Quando lo Stato adotta lo stile d’incasso del “pochi, maledetti e subito”, perde la sua credibilità di esattore giusto e rigoroso. Così, la partecipazione fiscale da dovere sociale che rende esigibili i diritti sociali, diventa concetto negoziabile su importi trattabili. Un disastro per il buon funzionamento dei servizi pubblici e le manutenzioni dei beni comuni, al cui degrado progressivo assistiamo quotidianamente. Ma soprattutto l’evasione fiscale è una lesione profonda della coesione sociale, il danno più ingente causato dai grandi guastatori della convivenza: i furbi.

Quindi nessuna pietà per chi non riesce a pagare il fisco? Questo no, ma distinguendo molto bene tra impossibilità e dolo. E concedendo rateizzazioni – anche pluriennali, compresa la sospensione dei termini per tutta la durata dell’accertata impossibilità assoluta – ma mai condoni. Insomma, vorrei uno Stato rigoroso e comprensivo, che incoraggiasse i suoi cittadini ad essere onesti, evitando di prostituirsi ai grandi evasori, i clienti abituali di affermati studi specializzati in occultamento dei patrimoni ed evasioni sincronizzate al futuro condono.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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