Rai: Usigrai, “la Rai è dei cittadini non del governo”. Art.21, “vera sfida è cambio governance, leggi antitrust e conflitto di interessi”

cavallorai Una vera politica del “fare” per la RAI c’è, ma è chiusa da anni nei cassetti insieme alle proposte di legge che restituirebbero il servizio pubblico  ai cittadini. La scelta non è tra cambiare o no l’Italia, ma come cambiarla e con chi (nandocan).

****“Niente paura il futuro arriverà anche alla Rai, senza ordini dei partiti”. “Questo il tweet del presidente Renzi subito dopo la sua partecipazione a Ballaró. Premesso che il futuro è già entrato in tante strutture del servizio pubblico – scrive Articolo21 in una nota – perché mai non si dovrebbe raccogliere questa sfida e rilanciarla? Proprio per questo, invece di un decreto che interviene in modo improprio sulla destinazione del canone e sulle sedi regionali, sarebbe stato opportuno mettere mano subito ad una legge che tagliasse il conflitto di interessi, introducesse nuove norme antitrust, incentivasse l’innovazione e mettesse fine al controllo della nomina delle Autorità di controllo e del consiglio di amministrazione della Rai da parte di governi e partiti”. “Per altro le medesime indicazioni sono arrivate all’Italia dalle principali agenzie europee. Il venir meno della certezza delle entrate è una delle forme possibili per colpire l’autonomia industriale ed editoriale di una impresa. Per altro se il governo vuole davvero affrontare questo tema, rompere con il passato ed aprire al futuro potrebbe ripresentare il testo dell’ex ministro Paolo Gentiloni che fu affossato per l’opposizione congiunta del partito del conflitto di interessi e dei loro alleati dentro la Rai”.

“Ha ragione Renzi: la Rai non e’ dei conduttori e non e’ dell’Usigrai. Ma non e’ neanche del capo del governo”. Così scrive l’Usigrai in una nota. “Che invece vuole decidere cosa la Rai deve vendere o chiudere.
La Rai e’ dei cittadini. A partire da quelli onesti che pagano il canone per avere il Servizio Pubblico. Invece il presidente del Consiglio lascia impuniti gli evasori. Lo ribadisco: serve contribuire in una fase economica difficile? Ci sono 500 milioni di euro evasi ogni anno dal canone. Renzi metta la faccia su questo: recuperi quei soldi, a beneficio di tutti i cittadini. Troppo facile recuperare i soldi per gli 80 euro da chi paga le tasse e il canone invece che andare a stanare gli evasori. Siamo pronti a un confronto pubblico con Renzi: cosi’ potremo chiarire chi ha un progetto per il futuro, chi e’ in grado di innovare, e chi invece vuole solo togliere il Servizio Pubblico ai cittadini.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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