Rai, Usigrai: «Il documento ‘Raccontare la politica’ diventi parte dei prossimi piani editoriali»

Ben lieto e compiaciuto di questo piccolo passo avanti dei miei ex colleghi e del sindacato che in questa direzione mi ha visto impegnato per molti anni, vorrei invitare anche a migliorare il modo in cui si pongono le domande ai politici. Un’aggressività verbale apparente non impedirà agli interlocutori di dare risposte scontate e generiche o anche di non rispondere affatto, come talvolta avviene. In questo caso, ai miei tempi, almeno le domande senza risposta, anche se gridate, venivano cestinate. La domanda migliore (e più “cattiva”) è sempre quella che il politico non attende e alla quale non si è preparato, come invece hanno fatto o avrebbero dovuto fare la giornalista o il giornalista, rifiutando sia il sentito dire che i luoghi comuni. Se questo metodo si diffondesse abbandonando definitamente la vecchia prassi dei TG RAI di affidare l’incarico a un “giornalista amico”, quella sì sarebbe una grande novità. (nandocan)

***da FNSI, 6 dicembre 2021

«Assistiamo, da un po’ di tempo, a un cambio di passo da parte di alcune testate sul racconto della politica. Finalmente non si mandano più in onda i sonori autoprodotti dai partiti (i cosiddetti whatsappini) con la dichiarazione pre-confezionata o recitata davanti alla telecamera di operatori (il più delle volte in appalto), ma le giornaliste e i giornalisti della Rai tornano a porre le domande ai politici. Con la possibilità di fare una seconda e una terza domanda nel caso in cui la risposta sia stata evasiva o incompleta». Lo sottolinea l’Esecutivo Usigrai in una nota in cui evidenzia: «È quanto si prefiggeva il documento “Raccontare la politica” approvato il 6 maggio 2020 da tutti i Cdr della Rai».

Ora, incalzano i rappresentanti dei giornalisti del servizio pubblico, «abbiamo l’occasione per un passo in avanti su questa strada. Tutte le direttrici e tutti i direttori dovranno presentare il piano editoriale. Chiediamo che questo documento – in cui si richiama l’assoluta necessità di tornare a fare domande, evitando di raccogliere dichiarazioni, bensì scegliendo chi intervistare e su cosa, affinché sia utile al racconto della politica – diventi parte fondante dei prossimi piani».

PER APPROFONDIRE
Allegato di seguito il documento “Raccontare la politica” approvato il 6 maggio 2020 da Esecutivo Usigrai, Cdr delle Testate nazionali e Coordinamento dei Cdr della Tgr.

 Raccontare la politica


Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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