Rai, quella ‘vergogna’ del caso Verro si chiama conflitto di interessi

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 Beppe #staisereno, @AntonioVerro è finito come il suo Cavalier referente. Ora che il patto del nazareno è defunto e che ho assunto al governo in posizione di eccellenza lo stesso ministro che le propose nella scorsa legislatura, credimi, è soltanto questione di settimane. Anche per le nuove leggi sulla RAI e sul conflitto di interesse è finalmente #lavoltabuona…..ops, ho superato i 140 caratteri, beh sarà per un’altra volta (@matteorenzi)    

***di , 20 febbraio 2015 – “Vergogna”, così Matteo Renzi ha commentato la lettera, pubblicata da il Fatto Quotidiano, del consigliere della Rai Antonio Verro al suo dante causa Silvio Berlusconi. In questo caso non possiamo che condividere lo sdegno del presidente del Consiglio. Quella lettera, e la puntuale e rigorosa ricostruzione del contesto curata da Antonello Caporale e Carlo Tecce, con la puntualità ed il rigore di sempre, hanno riportato alla memoria una stagione che molti avrebbero voluto dimenticare nel segno di una malintesa e maleodorante idea di pacificazione.

Proprio per questo chi ha provato sdegno e vergogna, soprattutto se ricopre incarichi istituzionali, politici o aziendali, ha il dovere di tramutare il sacrosanto moto di ripulsa in azione, immediata e radicale, per rimuovere le cause che hanno prodotto non solo quella lettera,ma anche editti bulgari, censure, le espulsioni dei Santoro, dei Biagi, dei Travaglio, dei Luttazzi….Peraltro sarà il caso di non dimenticare che anche il direttore di Rai3, Paolo Ruffini, fu rimosso a seguito di una campagna ben orchestrata e che, contro la sua rimozione, votò da solo il consigliere Nino Rizzo Nervo. Chi tentò di denunciare quello scempio fu spesso liquidato come “antiberlusconiano di professione”.

Insieme alla lettera pubblicata dal Fatto, andrebbero rilette tutte quelle intercettazioni telefoniche che, al di là delle ipotesi di reato, hanno svelato l’esistenza di un gruppo politico e mediatico, coordinato e alle dipendenze del conflitto di interesse dell’allora presidente del Consiglio, nonché proprietario di un impero editoriale, nonché controllore della Rai. Nel mirino dei mazzieri terminarono anche persone indicate dal centrodestra medesimo, ma che ad un certo punto tentarono di far prevalere le ragioni della Rai rispetto agli ordini della Banda RaiSet. Ci riferiamo, per fare un esempio, all’ex direttore di Rai 2, Massimo Liofredi, cacciato per aver deciso di mandare in onda comunque “Servizio pubblico.

Questa è la vergogna da eliminare, ora e subito e si chiama conflitto di interesse. Spetta al governo presentare la legge e chiederne l’approvazione senza ulteriori rinvii. Allo stesso modo serve una nuova legge sulla Rai che superi la legge Gasparri, recidendo il controllo diretto da parte dei partiti e dei governi. Magari sarà anche il caso di definire una “Carta delle competenze e delle incompatibilità” per definire i requisiti etici  e professionali delle candidate e dei candidati.

Qualcuno è arrivato a mettere in dubbio l’autenticità della lettera pubblicata dal Fatto, anzi il consigliere Verro ha definito la lettera “completamente falsa”. Basterà citare in giudizio il giornale ed attendere con fiducia la prima udienza, siamo certi che la redazione del Fatto si presenterà in aula senza incertezza alcuna, e con qualche valigia di documenti al seguito, e sarà anche  accompagnata da quanti quelle minacce e quelle intimidazioni le hanno davvero vissute e subite. Forse sarebbe più elegante se il consigliere chiedesse scusa e salutasse sua sponte.

O si dimette o lo fanno dimettere, tertium non datur. Altrimenti, per utilizzare l’espressione di Renzi, la vergogna travolgerebbe la Rai di ieri e di oggi. Nel frattempo sarà il caso di chiedere scusa agli espulsi di allora e di proporre agli esclusi l’immediato rientro e chiudere davvero la più brutta pagina del servizio pubblico dal giorno della sua fondazione.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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