Rai: l’appello di Benedetta Tobagi riguarda chiunque abbia a cuore l’articolo 21 della Costituzione

Tobagi Benedetta 1Allarticolo-appello del consigliere di amministrazione RAI, Benedetta Tobagi, pubblicato ieri da Repubblica, ha fatto seguito questo commento del portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti. Come iscritto al Pd, mi auguro che il prossimo gruppo dirigente del partito, chiunque sia il vincitore fra i candidati alle primarie dell’8 dicembre, trovi finalmente il coraggio di porre fine a venti anni di acquiescenza, indifferenza o insufficiente determinazione per una delle cause principali del degrado attuale della nostra democrazia (nandocan)

di Giuseppe Giulietti, 9 novembre 2013 –

L’appello che Benedetta Tobagi rivolge oggi ai candidati alle primarie del Pd sui temi della informazione non riguarda solo loro, ma chiunque abbia a cuore l’articolo 21 della Costituzione. Sino a quando l’Italia non si sarà allineata alla Europa in materia di conflitto di interessi, di norme anti trust, di modifica della fonte di nomina delle Autorità di garanzia e del Consiglio di amministrazione della Rai, continuerà tristemente ad occupare una indecorosa posizione nelle graduatorie internazionali.

Per questo ci auguriamo che alle domande poste da Benedetta Tobagi rispondano non solo i candidati alle primarie, ma un ampio fronte di forze politiche, sociali, sindacali.
Tanto per cominciare sarebbe auspicabile la immediata calendarizzazione e discussione delle proposte già presentate in materia di conflitto di interessi e riforma della Rai.
Proprio per avviare questo percorso e realizzare una vasta alleanza riformatrice è stata convocata l’assemblea nazionale che si svolgerà ad Assisi nei giorni 13,14 e 15 dicembre.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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