Radici e Rebus (Televisione)

***di Massimo Marnetto, 4 dicembre 2021

La domenica mi riconcilio con la tv. Ci sono due programmi che mi piacciono molto, entrambi su RaiTre: “Radici – L’altra faccia dell’immigrazione” (13,00) e “Rebus” (16,30). Nel primo, Davide Demichelis accompagna nel paese di origine un immigrato ormai stabilizzato in Italia. Il ritorno dà lo spunto al giornalista per approfondire sentimenti, valutazioni sociali e politiche con l’intervistato.

Domande garbate ma dirette e un montaggio sapiente danno spessore e ritmo alle conversazioni, permettendo allo spettatore di entrare nello stato d’animo dei migranti. Che dopo la commozione nel rivedere luoghi e persone della loro infanzia, confessano spesso che no, non tornerebbero nei loro paesi di origine: troppa povertà, delinquenza, ingiustizia. E ci fanno scoprire così un’Italia per lo più tollerante, inclusiva e sicura, di cui noi, con i nostri occhi, non ci accorgiamo.

Rebus è un piacere, per la coppia perfetta di Augias – che si avvale dell’immunità del senior per osare la sincerità – contrapposto al controllato Giorgio Zanchini, preoccupato nel contenere le garbate ma incalzanti dichiarazioni dell’altro. Ne esce una trasmissione vivace, profonda e ironica, come non se ne vedevano da anni.

Tra questi due programmi c’è “Mezz’ora in più”dell’Annunziata. Giornalista esperta, ma che fa soffrire con le sue continue interruzioni degli ospiti  e per l’impaccio nella gestione delle interviste, che alla fine risultano faticose. Peccato.

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