Quorum

Marnetto Massimo 1da Massimo Marnetto, 13 maggio 2014

—Oltre 200 dispersi in mare.

L’ultima tragedia degli emigranti ha superato il quorum di morti per andare in prima pagina, mentre quelle che da anni riguardano pochi cadaveri alla volta rimangono effetti collaterali, annegamenti di routine. La verità è che quando i migranti sono su un barcone è già troppo tardi per intervenire. Si può fare solo un “pronto soccorso” – come di fatto è l’azione “Mare nostrum” – mentre la complessità delle migrazioni imporrebbe ben altra pianificazione.
Sappiamo che le popolazioni in sofferenza  si muovono seguendo la legge dei vasi comunicanti: la sofferenza alta spinge i migranti verso nazioni dove è bassa. Allora è su questo fattore che occorre lavorare, ma con piani pluriennali di collaborazione e sviluppo, che implicano la costruzione di una filiera di interventi coordinati e adeguatamente finanziati.
L’Europa dovrebbe farsi carico di cooperare alla stabilizzazione di paesi come la Libia e l’Egitto, per poi avere finalmente istituzioni con cui avviare interventi umanitari sostenibili. Ma molti, in Italia e in UE, vedono la disorganizzazione come un benefico filtro che rallenta e scoraggia gli ingressi e si limitano volutamente al “pronto soccorso” , portando a terra donne, uomini e bambini, per poi abbandonarli al loro presente.
Questa disorganizzazione si scarica sulle comunità più esposte ed è combustibile per xenofobi e razzisti, che infatti stanno innalzando il loro consenso su un disagio generato da un problema lasciato marcire. La strategia è sempre la stessa: non decidere in Italia, mentre l’Europa auspica ed esprime sgomento.
Ma forse hanno ragione loro. Perché agitarsi? Tra un paio di giorni la notizia sparirà dai giornali. E parleremo d’altro.
Fino al prossimo quorum.
Massimo Marnetto

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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