Questore non paga la multa e denuncia il giornalista che ha dato la notizia

Marco Patricelli
Marco Patricelli

Soltanto un episodio fra tanti, l’ennesimo tentativo di un potente di ostacolare e punire l’esercizio della libertà di stampa. Nandocan invita tutti i suoi lettori a firmare la petizione promossa dalla Fnsi e da Articolo21 per la tutela delle fonti e la cancellazione di tutte le norme che criminalizzano l’attività giornalistica  (nandocan).

di Matteo Finco, 9 novembre 2013*   –  A Pescara Marco Patricelli continua a subire le conseguenze del racconto di un’indagine su una contravvenzione annullata: indagato e denunciato

Prima la perquisizione in redazione. Ora anche la querela: Marco Patricelli, caposervizio e responsabile della redazione pescarese del quotidiano Il Tempo (ma anche storico con diversi libri alle spalle) continua ad avere problemi per aver scritto della multa subita e poi tolta al questore della sua città, Paolo Passamonti.

Ossigeno lo ha raccontato lo scorso aprileIl Tempo informò i suoi lettori che qualcuno aveva presentato ai carabinieri di Pescara un esposto-denuncia perché l’8 dicembre del 2011 l’auto del questore, parcheggiata in divieto di sosta in una via del centro città, era stata, insieme ad altre tre vetture, multata e portata via. Il questore però l’aveva avuto indietro il giorno stesso – senza neanche dover pagare – mentre la multa era stata stracciata. Da quell’esposto era partita un’indagine della magistratura.

INDAGATO – Patricelli scrisse della vicenda per alcuni giorni, riportando le tracce rimaste della contravvenzione, chiedendo pubblicamente al questore di spiegare quanto accaduto e criticando gli inquirenti, che a venti giorni dall’esposto non avevano ancora acquisito il registro delle rimozioni. Il suo giornale fu l’unico nella zona ad occuparsi con attenzione di questo episodio.

Il risultato però fu che il pubblico ministero Annalisa Giusti, a cui era affidata l’inchiesta partita dall’esposto, decise di far perquisire la redazione de Il Tempo, indagando Patricelli per violazione del segreto istruttorio.

GIUSTIZIA A DUE VELOCITÀ? – “Il procedimento penale avviato a marzo giace ancora sul tavolo del procuratore capo di Pescara, Federico De Siervo, che l’ha avocato a sé assieme al pool. Nessun atto è stato finora compiuto”, spiega il giornalista ad Ossigeno.

Lo scorso 31 ottobre, intanto, Patricelli ha ricevuto dalla Digos la notifica della querela per diffamazione a mezzo stampa presentata dal questore nei suoi confronti e in quelli (per omesso controllo) del direttore del quotidiano, Sarina Biraghi.

Passamonti contesta quattro articoli, scritti fra il 31 marzo e il 4 aprile. L’indagine è affidata alla procura di Roma, dove il giornale ha la sua sede centrale.

“Sono colpevole sicuramente: di aver fatto il mio dovere e di aver scritto la verità”, dice amareggiato Patricelli. I fatti raccontati, continua, “sono veri, circostanziati e supportati da prove. Assistere a gesti di intimidazione – posso interpretarli solo così – come la perquisizione-sequestro e la querela, mi avvilisce come cittadino, non solo come operatore dell’informazione che risponde alle leggi, alla deontologia e alla sua coscienza”.

Essendo un dipendente, il giornalista può contare sulla tutela legale del suo giornale. Ma “non si può stare”, ammonisce, “sotto lo scacco dei poteri forti. C’è un problema di credibilità della professione: se invece che a me tutto questo fosse capitato ad un collaboratore senza tutela, che conseguenze avrebbe potuto avere? Un giovane può facilmente considerare che non valga la pena correre rischi simili per fare questo lavoro”.

*da Ossigeno, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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