Questione palestinese negata: a sorpresa Gantz-Abu Mazen. Cosa aspettarci?

Piero Orteca su Remocontro, 17 gennaio 2022

Sorprese di Natale a potenziale politico altissimo, ma prevale Omicron e il virus, utile a semi nascondere le cose che ancora devono maturare. E Israele, promette soldi e altre agevolazioni, ma in cambio di cosa? Sicurezza nazionale e interessi di politica interna (o di schieramenti dell’una e dell’altra parte). Ad esempio, chi e quanto del mondo palestinese Abu Mazen rappresenta ancora dopo 15 anni di mancate elezioni. E non solo nella Gaza di Hamas.

Natale con sorpresa pericolosa

Forse sarà stata l’atmosfera natalizia e la vicinanza di Betlemme, ma l’incontro a sorpresa tra il Ministro della Difesa israeliano Benni Gantz e il Presidente palestinese Abu Mazen ha suscitato una ridda di commenti. Da più di una decina d’anni, non si svolgeva un meeting di così alto livello sul territorio dello Stato ebraico. Inutile dire che non si è trattato solo di una visita “di cortesia”, perché i temi sul tavolo erano tanti e le posizioni, per usare un eufemismo, alquanto, “divergenti”. E allora? Beh, se qualcuno fa qualcosa, significa che gli conviene. Per sé, per il Paese, per la stabilità della regione, per la pace nel mondo. Fate voi. Ma non c’è dubbio che, entrambi gli interlocutori, avevano l’interesse specifico a incontrarsi.

Cosa conviene e a chi?

Certo, non si riceve a casa propria, in cordiale, quasi amichevole conversazione, il capo del secolare nemico. A meno che non ci siano convergenze “asimmetrica”. O, comunque, inconfessati obiettivi sottotraccia. E, nei fatti, è proprio successo questo: Gantz ha accolto Abbas nella sua abitazione di Rosh Ha’Aiyn, cercando di cominciare a sciogliere alcuni dei nodi più aggrovigliati del contenzioso Israele-palestinesi. In due ore e mezza, per gran parte trascorsi a tu per tu, sarebbero stati fissati alcuni punti fermi.

Dare avere

L’Autorità palestinese riceverà subito cento milioni di dollari di aiuti, da parte di Gerusalemme, per la sua disastrata economia. Saranno inoltre concesse circa 9.500 “legalizzazioni” relative a palestinesi “irregolari”. Manica più larga anche per eventuali insediamenti palestinesi, in aree finora considerate “off limits”. Ultima concessione, che potrebbe sembrare marginale, ma che invece è molto significativa da un punto di vista simbolico, è il rilascio di oltre un migliaio di autorizzazioni a “vip” palestinesi. Che saranno liberi di viaggiare per scopi politici, turistici e commerciali, dentro il territorio di Israele, usufruendo di uno speciale lasciapassare.

Tutto Israele e tutto il governo?

La strategia di Gantz ha suscitato reazioni diverse nel suo Paese. Qualcuno pensa che il dialogo su queste basi sia indispensabile. Qualche altro, invece, ritiene che Gantz si sia spinto troppo lontano. Anche perché, negli ultimi tempi, la situazione della sicurezza in Giudea in Samaria è andata peggiorando e Abu Mazen, sull’argomento, non ha speso nemmeno una  parola. Tuttavia, ambienti vicini al Ministro della Difesa, fanno sapere che Gantz ha voluto muoversi d’anticipo. Teme una nuova intifada e soprattutto teme che Abu Mazen si vada indebolendo troppo, a favore dei gruppi più estremistici, come Hamas. Per questo ha messo le mani avanti.

Sospetti ebraici in casa

Altri analisti, invece, credono che Gantz stia giocando una partita personale di politica interna. Si è messo in competizione con gli altri due uomini forti del governo, Bennett e Lapid, per approfittare di qualsiasi possibile nuova crisi politica. Per questo cerca anche la “sponda” di Washington, assecondando in tutto e per tutto gli input strategici che gli vengono dalla Casa Bianca. Se il gioco è questo, il governo di coalizione che guida Israele non avrà vita lunga.

Leadership palestinese scelta da chi?

Bisognerà vedere, poi, se Hamas si accontenterà di avere un ruolo diplomatico di secondo piano, rispetto all’Autorità palestinese. Una scelta che sembra improbabile, visto il sostegno popolare di cui gode il gruppo che domina la scena nella Striscia di Gaza. E forse non è proprio un caso se in questi giorni, un paio di razzi, sparati proprio dalla Striscia, sono finiti in mare al largo di Tel Aviv. Nessuna rivendicazione, ma in molti pensano che Gantz, oltre che finanziare Abu Mazen, dovrà fare i conti, presto o tardi, proprio con Hamas.

Abu Mazen il ‘Non eletto’

Certo, la diaspora politica palestinese non agevola sicuramente le grandi manovre diplomatiche. In questa fase, mettere tutti d’accordo è veramente un’impresa. Se poi si cerca di “comprare” la disponibilità dell’interlocutore o, comunque, di ammorbidirlo, si corre il rischio di inasprire il confronto con tutte quelle componenti che dovessero sentirsi escluse. A cominciare da Hamas. Gantz è avvisato.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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