Quel giudice che spiegava perché in Italia evadere il fisco conviene

E’ morto ieri a 78 anni il giudice Bruno Tinti, che ho conosciuto anch’io insieme a Marnetto, in un incontro da me documentato con il video che segue per il circolo romano di Libertà e Giustizia. E’ stato uno dei primi magistrati italiani a specializzarsi in informatica giudiziaria. Dopo quarant’anni di magistratura, la sua esperienza di reati tributari, societari e fallimentari lo aveva portato ad occuparsi delle indagini sul caso Telekom Serbia. Nel 2009 aveva partecipato alla fondazione de Il Fatto Quotidiano. (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 17 marzo 2021 -“Bruno se n’è andato”. La notizia della morte del giudice Bruno Tinti mi è arrivata oggi. Bruno era uno degli amici a cui mando la mie note mattutine e le commentava spesso per incoraggiarmi, ma anche per dissentire. Intelligente, ironico, colto, libero, Bruno lo avevo conosciuto quando lo invitai come relatore ad un incontro sulla giustizia.

Prima di accettare, volle conoscermi. Prendemmo un caffè insieme e dopo avermi studiato per un po’, avvertii che la sua diffidenza era cessata. Mi chiese di dargli del tu, parlammo per quasi due ore di tutto, della sua vita da magistrato e della sua seconda vita come fondatore de Il Fatto, con soddisfazioni e amarezze. E nell’incontro che moderai, fu un relatore eccezionale. Facendoci fare una visita guidata negli angoli più remoti della magistratura, con padronanza assoluta e ironia, tenendo tutta la sala attaccata alle sue parole.

Litigammo (amichevolmente) solo quando iniziò a collaborare con La Verità. “Bruno, che ci fai tu in quel giornale?”, lo stuzzicavo. “Non ti ci mettere pure tu – mi rispondeva – e comunque mi fanno scrivere quello che voglio. Alla prima censura, me ne vado pure da qui (aveva già lasciato Il Fatto)”. Mi mancheranno la sua amicizia e i suoi complimenti. Che mi allargavano il cuore: un suo “bravo” era ossigeno. 
Buon viaggio, Bruno. Per le persone libere, la morte è la restituzione della vita al destino. Che ce l’ha prestata per migliorare il mondo. E tu l’hai migliorato.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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