Quarta ondata sull’Europa. Vaccino, test e lockdown. L’Italia e il Natale che ci costruiremo

Piero Orteca su Remocontro, 6 dicembre 2021

Londra anticipa la terza dose di vaccino, la Germania mette in campo l’esercito, l’Austria decide sul lockdown per non vaccinati. La quarta ondata covid spaventa l’Europa e ogni paese, alle prese con migliaia di contagi, vara una propria strategia per fronteggiare l’emergenza. L’emergenza dall’Est
L’Italia nelle condizioni migliori in Europa, anche se i contagi crescono. Non solo assembramenti non vax o no pass senza mascherine ma torna la movida irresponsabile.

Il ministro Speranza: «Come sarà il Natale dipende da noi e dai vaccini». Green pass più breve (senza tamponi rapidi), terza dose a tutti: il piano del governo

L’allarme della cancelliera in uscita

«Abbiamo davanti a noi settimane difficili», ha detto la cancelliera Angela Merkel, invitando quanti non lo hanno ancora fatto a vaccinarsi. La cancelliera ha sottolineato che la situazione è grave quasi quanto quella di un anno fa, quando si rese necessario un lockdown parziale, durato mesi. E tuttavia, ha aggiunto, i tedeschi hanno ora a disposizione l’arma dei vaccini. «Dobbiamo trarne vantaggio in fretta. Vi chiedo, per favore, di partecipare e di convincere i vostri familiari e amici». E per gestire la situazione, la Germania si prepara a mobilitare 12mila soldati per aiutare i servizi sanitari. 45.081 nuovi casi, 277,4 positivi ogni 100mila abitanti e altri 228 morti, il nuovo campanello d’allarme.

Gran Bretagna del Boris incerto

Londra anticipa la terza dose di vaccino. Il governo permetterà ai cittadini di ricevere la dose booster a 5 mesi – e non a 6 – dalla conclusione del ciclo ordinario di vaccinazione. Obiettivo, scrive il Guardian, è ridurre la pressione sul servizio sanitario e sugli ospedali mentre si avvicina l’inverno. Non è chiaro se la nuova direttiva si applicherà solo all’Inghilterra o se verrà estesa a tutto il Regno Unito. Oltremanica –scrive AdnKronos- sono state già somministrate 12 milioni di terze dosi. Intanto, registrati 38.351 nuovi contagi nelle ultime 24 ore e 157 decessi.

L’Austria del nuovo cancelliere

A Vienna è scattato da oggi il lockdown per i non vaccinati. Secondo l’agenzia di stampa austriaca Apa, il lockdown riguarderà circa 2 milioni di persone in un Paese di 8,9 milioni di abitanti. Il giro di vite “per evitare il crollo del sistema sanitario” scrive la stampa austriaca. Le regole sono note: chi non è vaccinato o guarito dal Covid potrà uscire di casa, come per i precedenti lockdown, solo per lavorare, fare la spesa o in caso di urgenze, per stare all’aperto per necessità di salute fisica o mentale o praticare un culto religioso. 

A Est dove vince il virus

L’Europa dell’Est e i Balcani sono travolti dalla pandemia Coronavirus. Diagnosi politica, governi deboli e campagne No Vax. A Bucarest l’obitorio dell’ospedale non ha più posti. In Bulgaria i medici hanno sospeso le altre operazioni per dare la precedenza ai pazienti Covid. E in Bosnia è vaccinato solo il 21% della popolazione.

Italia, il Natale che avremo

Il ministro Speranza: «Come sarà il Natale dipende da noi e dai vaccini. Serve accelerare sulla terza dose». «In Italia numeri migliori del resto d’Europa, ma è necessario mantenere alta l’attenzione». «E tutto dipende dall’andamento della campagna vaccinale e dai nostri comportamenti personali. È il momento di avere più cautela, di usare di più la mascherina e di vaccinarsi». La raccomandazione — ha ribadito — è quella di «usare la mascherina il più possibile: è uno strumento fondamentale perché la situazione delle prossime settimane è insidiosa». Il ministro ha, poi, chiarito come l’86,75% degli italiani sia vaccinata con la prima dose e l’84,12% con ciclo completo, sottolineando come «la vera differenza la fanno le vaccinazioni» e come la scelta dell’Italia in questo momento sia quella di «accelerare sui richiami al vaccino anti-Covid».

Green pass e cure per i non vaccinati

«L’Italia è uno dei Paesi che ha preso numerose misure precauzionali, regole di maggiore cautela»e non sono previste ulteriori restrizioni. Oggi il certificato dura 12 mesi ma è un tempo ritenuto troppo lungo e si pensa di ridurlo almeno a 9 mesi. Poi, i non vaccinati che invadono le terapie intensive: «Senza dubbio chi non si vaccina non aiuta se stesso, né gli altri né il Paese, ma chi non si vaccina e si ammala va curato. La nostra Costituzione ci dà un messaggio che non è negoziabile e non può essere messo in discussione. Il nostro è un sistema universalista: se una persona sta male si cura».

Quarta ondata anche in Italia

Ieri in Italia i nuovi contagiati da Covid-19 sono stati 7.569, gli ospedali hanno contato 36 vittime e il numero dei ricoverati in terapia intensiva è salito a 458. I numeri, se confrontati con quelli di gran parte d’Europa, dicono che la strategia di puntare sulla campagna vaccinale e la certificazione verde ha funzionato, tanto da essere presa a modello, sottolinea il Corriere della Sera. Ma vale la prudenza sollecitata da Speranza.

La terza dose

Dal primo dicembre si parte con i richiami per chi ha più di 40 anni, ma è soltanto una tappa del percorso con la terza dose per tutti. Gli studi dell’Istituto superiore di sanità dimostrano come l’efficacia del vaccino cominci a calare sei mesi dopo la seconda inoculazione, ma rivelano anche che una «copertura» in tre fasi sembra al momento sufficiente per sentirsi al sicuro.

Green pass più breve

È proprio il calo dell’efficacia della copertura vaccinale ad aver convinto gli scienziati a suggerire alla politica di valutare una riduzione dei tempi di validità del green pass. Oggi il certificato dura 12 mesi dall’ultima inoculazione, ma è un tempo ritenuto troppo lungo e si pensa di ridurlo almeno a 9 mesi. Una mediazione ritenuta valida dal ministro della Salute, che esclude si possa arrivare a 6 mesi.

I test antigenici

Gli esperti sono scettici sull’attendibilità del tampone rapido, parlano di numerosi «falsi negativi» e per questo qualcuno vorrebbero escluderli per ottenere il green pass. L’alternativa è quella di ridurre la validità del test molecolare da 72 a 48 ore e di quello antigenico da 48 a 24 ore. Molti cittadini che decidono di non vaccinarsi ricorrono al tampone per ottenere il green pass che consente loro di andare al lavoro. Accorciare la durata del test rapido potrebbe servire per convincere i dubbiosi a iniziare il percorso di immunizzazione

Il sistema dei colori

Resta valido il sistema di divisione per fasce. L’Italia è ancora tutta in bianco, ma entro Natale alcune regioni come Lazio, Marche e Friuli-Venezia Giulia rischiano di passare in giallo. In questa zona di rischio, restrizioni rimosse dalla memoria, è obbligatoria la mascherina anche all’aperto e all’interno dei ristoranti si può stare seduti al tavolo solo in 4 persone, a meno che non si sia tutti conviventi. Saranno governatori e sindaci a dover prevedere misure più restrittive in quelle aree, anche limitate, dove più alto è il numero di positivi.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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