Quanto è importante la lotta alla mafia per i candidati alle primarie del Pd?

di Vito Lo Monaco, 1 novembre 2013*

mafia5Ai quattro candidati a segretario del Pd vorremmo porre questa domanda, non retorica. Sarà possibile guidare l’attuale più grande partito di centrosinistra senza esprimere una proposta, un ragionamento compiuto su uno dei temi centrali di condizionamento per il governo futuro del Paese? Ci riferiamo alla questione strutturale della democrazia italiana condizionata, tra l’altro, dai poteri occulti tra i quali svolgono un ruolo non secondario le mafie. Esse non sono più confinate nei loro territori d’origine, pervadono l’intero paese, anche nelle zone dove il tessuto democratico è consolidato da antiche prassi di partecipazione popolare, vedi le regioni rosse. Inoltre esse hanno saputo adeguarsi perfettamente alla finanziarizzazione del sistema economico sempre più globalizzato e da antico braccio illegale e corrotto di parti della classe dirigente del paese (economica, sociale, istituzionale, politica) , si è fatta essa stessa classe dirigente (economica e politica).Basta scorrere l’elenco degli eletti nelle varie assemblee per contare quanti di essi siano sotto processo o già condannati perché mafiosi o per concorso esterno o per corruzione.
È l’altra grande questione: la corruzione è il brodo di coltura nel quale maturano tutti gli intrecci tra affari, mafia e politica. Basta enunciare una generica proposta di Riforma della Giustizia o una dichiarazione antimafia di circostanza per estirpare questo cancro dalla società italiana? Al di là del necessario adeguamento delle norme antimafia, quelle esistenti sono state sinora sufficienti per spedire in galera migliaia di capi e manovali mafiosi, ma non abbastanza per spezzare il loro legame e la loro dipendenza dalla politica e dall’economia legale.
Si continua a ripetere che le mafie possono essere estirpate solo se lo Stato lo vorrà, cioè se ci sarà una forte volontà politica della classe dirigente di questo paese, il cui Parlamento nel corso degli anni, tra mille difficoltà, ha prodotto, grazie al combinato disposto tra movimento antimafia sociale e impegno delle forze politiche, una legislazione di primordine ammirata e copiata da altri paesi.
Lo prova la recente approvazione al Parlamento Ue del documento di indirizzo politico per una legislazione europea antimafia adottabile dai paesi membri. A questo punto della riflessione vorremmo riproporre la domanda, cosa sarà proposto da colui che sarà scelto, con le primarie, segretario del Pd? Dall’attuale governo delle larghe intese, non crediamo che riusciremo a ottenere molto, basta vedere le difficoltà per rendere applicabile il 416-ter (voto di scambio) e per avviare i lavori della Commissione Antimafia, luogo candidato, come abbiamo già sollecitato, a elaborare le proposte di miglioramento o adeguamento dell’attuale normativa antimafia, a rendere efficaci e applicabili le norme anticorruzione, quelle contro il riciclaggio e l’autoriciclaggio.
Se l’esistenza delle mafie è incompatibile con la democrazia parlamentare prefigurata dall’attuale Costituzione, come si pensa di procedere per attuare la Costituzione? Noi rimaniamo ancorati a quell’idea originale che la sinistra sociale e politica ha messo in campo nel secolo scorso. La lotta contro le mafie è prima di tutto lotta sociale e politica che non può essere delegata alla magistratura e alle forze dell’ordine alle quali compete l’oneroso compito della repressione che oggi, più di ieri, svolgono con efficienza. Ma i loro sforzi sono vanificati dalla perdurante relazione tra mafia, economia e politica che consente il rinnovo del braccio armato.
Per impedire ciò occorre rafforzare gli strumenti della partecipazione politica: partiti democratici, assemblee elettive funzionanti, istituzioni efficienti al servizio dei cittadini.
Per cortesia, candidati a segretario del Pd, dite agli elettori del Pd e a tutti i cittadini il vostro programma preciso su questi temi, come pensate di affrontarli e risolverli nell’interesse dell’intero Paese e della sua democrazia?

* Presidente Centro Studi Pio La Torre, da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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