Quant’è bonus. Caffè dell’11

***di Corradino Mineo11 aprile 2015 – Quant’è bonus, titola il manifesto. Una giornata cominciata male per il Governo, con un sondaggio diffuso da Agorà, secondo cui 7 italiani su 10 pensano che le tasse con Renzi siano aumentate, è finita in gloria. Trovato un tesoretto di un miliardo e seicento milioni, ed è subito bonus. Come gli 80 euro. Anche se “A chi lo daremo, per ora non ve lo dico”. Suspence! Per carità è bello e giusto che col tesoretto si ripari qualche errore. Però non mi piace che “diritti” o “conquiste” diventino “bonus”. Non si riapre la contrattazione, non si riconosce un salario di dignità a chi ha perso tutto, no, il capo azienda fa i conti e con quello che è rimasto in cassa elargisce un bonus. Si afferma una concezione padronale persino della redistribuzione del reddito. In fila, per il bonus!

 Il miracolo del jobs act, ironizza il Fatto. A gennaio febbraio il numero dei posti di lavoro è aumentato, rispetto agli stessi mesi dell’anno prima, di ben 13 mila unità! I giornali compiacenti ricordano tuttavia che un quinto di questi nuovi posti sono a tempo indeterminato. Vuoi mettere! Ola,ola! Il sole24ore ha però scoperto una “clausola di salvaguardia”: le aziende pagheranno di più se il costo del jobs act (com’è probabile) dovesse crescere. Siamo “Oltre la decenza” dice il giornale della Confindustria. Mentre su Repubblica Fubini fa i conti dei “tagli” e scopre che si arriverà forse a 7 miliardi, non a 10. L’Europa tornerà a farci le bucce e torneremo a pagare più caro il debito. Oggi, grazie a Draghi, paghiamo meno interessi degli Stati Uniti,  e non è normale!

La stretta di mano, c’è già stata. Tra poco Barak Obama e Raul Castro si parleranno a quattr’occhi. Per i Cubani l’assalto alla Moncada (1953), la fuga di Batista (gennaio 1959), la figuraccia degli americani invasori alla Baia dei Porci (primavera 1961) e poi la scoperta dei missili mandati da Mosca (autunno 62) e l’embargo per strozzare l’economia dell’isola, infine il tentativo di esportare la rivoluzione e la morte di Guevara nell’ottobre 1967, sono fatti del passato, storia da studiare. Come per noi la Resistenza. Oggi ragazze e ragazzi di Cuba credono in Obama e nel Papa, nella pace e nella solidarietà, e sperano di non doverle difendere con le armi, nella sierra.

Ma la rivoluzione è negli Stati Uniti. È vero, quei vecchi e ricurvi cubani non fanno più paura, ma hanno resistito per mezzo secolo alla superpotenza che li voleva spazzare via. Quella mano di Obama che si tende vale un biglietto di scuse, suggella l’ammissione di un errore. Come con l’Iran: colpo di stato nel 1953 per rovesciare Mossadeq, rottura delle relazioni dopo la rivoluzione khomeinista del 79, appoggio all’aggressione di Saddam, 1980-1988, ma ora si cambia, si discute, si cerca l’accordo. In mezzo, il massacro dei comunisti in Indonesia nel 65 e gli stadi del Cile trasformati in campi di concentramento nel 73. Scusate, ma non sopporto la storia taroccata per celebrare il più forte.

Mafia è Capitale. La Cassazione ha deciso: Carminati, Buzzi & C. operavano come la mafia, erano dunque una nuova mafia. Non una metastasi ma un fenomeno originale e originario, come hanno scritto Pignatone e Prestipino. Dunque è la mafia anzitutto bussinness, intermediazione parassitaria, favorita dalla minaccia, se non basta la stecca, al politico e al funzionario. Non servono la coppola, ne’ il capo che fa sapere di avere personalmente strozzato decine di “pidocchi”, nè le primule rosse latitanti a casa loro. Anzi, come in Sicilia, la Mafia imprenditrice fa pure l’antimafia, se le conviene. Spero che di questo la Commissione guidata da Rosy Bindi saprà occuparsi.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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