Quando il Papa diventa un alleato. Incontro dei movimenti popolari in Vaticano

Papa Francesco con Evo MoralesNon c’è vuoto che non venga riempito. Così, mentre la sinistra in Europa e in tutto l’Occidente sembra aver perduto  forza propulsiva nella contestazione di un capitalismo neoliberista sempre più arrogante, ecco il Papa venuto da lontano che, portando con se le attese di liberazione che muovono dalla sua terra di origine, scende in campo a fianco dei lavoratori precari e dei campesinos ponendo in nome del vangelo il proprio carisma al servizio di una pacifica rivoluzione proletaria (nandocan).

***da ROMA-ADISTA, 27 ottobre 2014 –  Sono in tanti, tra i movimenti popolari, a ritenere che papa Francesco possa diventare un prezioso alleato nella lotta, mai come oggi tanto ardua, contro il capitale. E che tale possibilità non vada in alcun modo sprecata era già risultato chiaro in occasione del workshop “Emergenza Esclusi”, promosso in Vaticano il 5 dicembre 2013 dalla Pontificia Accademia delle Scienze, in collaborazione con l’Università Lumsa e il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e con l’inedita presenza di due rappresentanti dei movimenti sociali, Juan Grabois del Movimento dei Lavoratori Esclusi (Mte) dell’Argentina e João Pedro Stédile del Mst-Via Campesina: un avvenimento, definito dai due leader «senza precedenti», in cui le organizzazioni popolari avevano potuto far sentire la propria voce in Vaticano, evidenziando la necessità «di comprendere le cause della moltiplicazione degli esclusi nel mondo, anziché concentrarsi esclusivamente sulle conseguenze».

L’«avvenimento senza precedenti» ha però anche un seguito, e di ben maggiore portata: un grande incontro mondiale dei movimenti popolari in Vaticano, dal 27 al 29/10, organizzato dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e da esponenti di vari movimenti, con l’appoggio esplicito del papa. «Siamo profondamente grati a papa Francesco – scrivono nel comunicato di presentazione dell’iniziativa João Pedro Stédile, Juan Grabois, Xaro Castelló (Movimento Mondiale dei Lavoratori Cristiani della Spagna) e Jockin Arputham (Slum Dwellers International) – per questa possibilità, una nuova dimostrazione del suo permanente accompagnamento e della sua vicinanza non solo verso chi soffre l’ingiustizia, ma anche nei confronti di quanti lottano per superarla».

Parteciperanno all’incontro (che si svolgerà il primo e il terzo giorno al Salesianum e il secondo giorno nell’Aula Vecchia del Sinodo) circa 100 delegati di organizzazioni popolari di ogni parte del mondo (in rappresentanza dei contadini senza terra, degli indigeni, dei precari, dei lavoratori del settore informale e dell’economia popolare, dei migranti, di quanti vivono nelle periferie urbane, come pure di quanti lottano al loro fianco) e di numerosi vescovi dei diversi continenti e della Curia romana (tra le presenze italiane, alcune delle quali piuttosto sorprendenti, Banca Etica, Associazione Trentini nel Mondo, il Comitato Amig@s Mst-Italia, del quale fa parte anche Adista, Genuino Clandestino, la fabbrica recuperata Rimaflow e addirittura il Centro Sociale Leoncavallo). Ed è con tutti loro che dialogherà il papa il secondo giorno – alla presenza anche di Evo Morales, non però nella sua veste di presidente della Bolivia, ma in quella del leader popolare che è stato per tutta la vita – in linea con quella «cultura dell’incontro» che – come hanno evidenziato, durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, Juan Grabois, il card. Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e mons. Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali – è una delle cifre essenziali del pontificato di papa Francesco.

Sarà, insomma, una sorta di Assemblea dei movimenti popolari, come quelle tenutesi durante i Forum Sociali Mondiali, ma nell’inedita e sorprendente cornice vaticana, allo scopo di individuare le cause strutturali dell’esclusione e i modi per combatterle, tracciando nuovi cammini di inclusione sociale. E con un obiettivo preciso: quello della creazione di una sorta di coordinamento delle organizzazioni popolari, con il sostegno e la collaborazione della Chiesa. 

Seguendo il metodo proprio della teologia latinoamericana del vedere-giudicare-agire (lungamente combattuto in Vaticano), l’incontro è organizzato per mettere a fuoco, il primo giorno, la realtà di esclusione attraverso le testimonianze dei partecipanti; per discernere, il secondo giorno, sulle questioni di emarginazione sociale alla luce dell’insegnamento di papa Francesco; per individuare infine, il terzo giorno, gli impegni concreti da assumere. La riflessione si svolgerà attorno a tre grandi tematiche: Pane (lavoratori dell’economia informale, giovani precari e nuova problematica del mondo del lavoro); Terra (contadini, problematica ambientale e sovranità alimentare, agricoltura); Casa (insediamenti informali e problematica delle periferie urbane). Più alcune sessioni parallele su Ambiente e Cambiamenti Climatici e Movimenti per la Pace. E sarà l’occasione per riflettere sul pensiero sociale di papa Francesco; per elaborare una visione comune attorno alle cause della crescente disuguaglianza sociale e dell’aumento dell’esclusione in tutto il mondo; per ragionare sulle esperienze organizzative dei movimenti popolari; per proporre soluzioni alternative ai problemi della guerra, della fame, della disoccupazione, dell’esclusione generati dal capitalismo finanziario e dalle transnazionali; per discutere, infine, la relazione dei movimenti con la Chiesa, in vista della creazione di un’istanza di collaborazione permanente. (claudia fanti)

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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