Quando i figli dei nostri nipoti ci giudicheranno

*di Antonio Cipriani, da Remocontro, 19 settembre 2021

Quando i figli dei nostri nipoti, tra cento anni, studieranno la nostra epoca resteranno stupiti dalla vigliaccheria della politica che abbiamo espresso votando.

Non capiranno la ferocia delle nostre regole costruite, democraticamente, per erigere muri di ingiustizia sociale, per distruggere ogni ipotesi di uguaglianza di diritti e doveri tra gli uomini, per inventare politiche di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, di colpevolizzazione dei disoccupati e distruzione di ogni anelito comunitario.

Analizzeranno scientificamente la nostra incapacità nel vedere la realtà, presi dal dibattito social e dall’inutilità delle prese di posizione tramite post.

Si chiederanno quale incantesimo fosse presente nell’aria per aver accettato passivamente ogni umiliazione, per aver subito senza fiatare un sistema che ha fatto della paura e dell’emergenza una regola per tenere sotto schiavitú volontaria le persone. Rideranno dei decreti sicurezza, delle leggi truci e razziste scritte per lasciar morire le povere persone in mare.

Ci prenderanno per i fondelli perché abbiamo esaltato un sistema in cui i più ricchi hanno spiegato, attraverso i loro media, che la guerra di classe era finita, ridacchiando perché l’avevano vinta loro. E che ai poveri non restava altro che ammazzarsi per sopravvivere. Ammazzarsi di fatica, di livore, di rabbia cieca, di brutalità, di conformismo, di terrore, di tutto quello che ci rende schiavi.

Già, i nostri figli e i loro nipoti tra cento anni ci giudicheranno come noi abbiamo giudicato i nazisti. Speriamo, almeno, che accada. Mettiamoci un pizzico di ottimismo in questo Polemos disperato.

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