Quale tutela per il giornalista digitale? Basta legge stampa. Ripartire dalla costituzione!

tag cloudda LSDI | 24 marzo 2014 – La grave lacuna normativa rilevata dal caso Bacchiddu  in ordine alla carenza di tutela del giornalista digitale di fronte alle accuse di diffamazione trova una soluzione nella giurisprudenza della Cassazione secondo cui l’ unico riferimento possibile in questi casi e’ l’art. 21 della Costituzione e l’art. 10 della Convenzione UE.

Alla luce delle ultime pronunce in materia si avverte il monito sempre più forte degli Ermellini nei confronti del Legislatore, invitato a sciogliere al più presto il nodo della riforma della legge sulla diffamazione additando i principi elaborati dalla giurisprudenza delle Corti UE. In particolare il principio di tutela della stampa quale “cane da guardia della democrazia” e il principio di balance e di proporzionalità.

di Deborah Bianchi (avvocato) – Cass. 5.03.2014 n.10594, caso Il Fatto/Carandini.

La questione sottoposta alla Suprema Corte attiene alla possibilità o meno di applicare il sequestro preventivo alla versione telematica del giornale cartaceo. La Cassazione parte dall’assunto della propria stessa giurisprudenza secondo cui non è possibile assimilare stampa cartacea e stampa on line tant’è che in forza di questo principio il direttore della testata telematica non risponde del reato di omesso controllo previsto invece per la stampa cartacea.

Tuttavia l’interpretazione del giudice deve svolgersi sempre alla luce del dettato costituzionale che, seppur non ampliando le garanzie dell’art. 21, comma 3, Cost. ai media diversi dalla stampa cartacea, indica la strada maestra nell’art. 21,comma primo, Cost. ovvero la garanzia della libertà di pensiero sopra ogni cosa. Il giudice chiamato ad applicare il sequestro preventivo deve innanzitutto considerare che si va a sequestrare informazioni e/o opinioni e dunque deve limitare questo mezzo laddove emerga il fumus della scriminante del diritto di cronaca ex art. 51 c.p.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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