Pulizie di primavera. Caffè del 22

Se la battuta del Papa su San Gennaro è vera, mi pare che vi traspaia un po’ di ironia. L’apprezzerei m0lto. Quanto all’incontro delle minoranze PD, Mineo scrive che ha seguito tutto, ma nel suo report non si capisce se abbiano raggiunto o meno un accordo per il comportamento da tenere nelle prossime scadenze parlamentari, a cominciare dal voto sulle riforme. Non vorrei che un sì dopo un altro, rinviando sempre ad altra occasione la #voltabuona per  opporsi, Bersani e la gran parte di loro si ritrovassero, come la monaca di Monza, “renziani per sempre” (nandocan)

***di Corradino Mineo22 marzo 2015 – Primo giorno di primavera, 21 marzo. Non so se ce ne ricorderemo in futuro, ma ieri qualcosa è successo.  A Bologna c’era tanta gente: almeno 200mila, no 100mila (i prudenti), ma sì, forse 200. Tanti, e Luigi Ciotti ha gridato “la corruzione è mafia”. Non un modo di dire, una verità! Senza il dilagare della corruzione la mafia potrebbe finire. Ma il governo ha lasciato 700 giorni in un cassetto la legge Grasso, il quale teme ancora che la si voglia “annacquare”.

 A Napoli splendeva il sole. E il Papa ha fatto quello che pochi (e quasi nessun potente) fanno in Italia: ha detto la verità. E, dicendola, ha fatto politica. “La corruzione spuzza, ribellatevi dalla Camorra”. “600 euro per un lavoro in nero, questa è schiavitù, questo è sfruttamento”. Perchè “il lavoro dà dignità”. Lo ha detto ai ragazzi di Scampia, lo ha gridato ai sazi della cultura dello scarto, ai camorristi e alle suore di clausura. E sul sangue di San Gennaro che si è sciolto solo in parte: “il santo ci dice che non facciamo abbastanza”.

A Roma, alla casa dell’Architettura, ci siamo riuniti anche noi delle minoranze PD. Non sono riuscito a intervenire, ma ho seguito tutto: divisioni e tentativo di superarle. D’Attorre ha raccontato la mutazione genetica del Pd, partito ormai “senza popolo” con iscritti e vecchi compagni che si allontanano e non votano. “Sento dire – ha chiosato Bersani – che per uno che se ne va, ne arrivano altri 3 dall’altra parte. Non va bene, è come se vendessimo la casa per andare in affitto!” Bindi, arrivata da Bologna, ha chiesto più opposizione “non mi sento a disagio se viene dall’interno del Pd”. Fassina, Tocci, Folena, critici sul poco che si è fatto, hanno chiesto almeno un coordinamento. Civati ha detto di averlo detto prima. Speranza ha chiesto fedeltà a un PD che non c’è. Ma D’Alema e Cuperlo si sono presi la scena.

Corriere: “D’Alema attacca, partito arrogante” Subito sotto, un articolo di Stella: “Quella memoria corta dell’ex presidente del consiglio allergico a ogni critica”. “D’Alema attacca, nel Pd è scontro con i renziani”, Stampa. “D’Alema, gestione arrogante, va colpito, ora rifacciamo noi la sinistra” Repubblica. Poi Ceccarelli su: “quegli ex dalemiani all’attacco del padre, così va in scena l’autocoscienza dem”.

D’Alema  si è definito “un extraparlamentare”, cioè fuori dai giochi ma non dalla politica. Il Pd è “la più grande macchina redistributrice del potere e il polo di attrazione per ogni traformismo”. Riuniamoci in un’associazione per rifondare la sinistra. Cuperlo, in chiusura, gli ha risposto. Ha raccontato una minoranza ostaggio di parole ormai vuote (e di cui Renzi approfitta), una piramide di parole per nascondere la sconfitta (consumata Ante Renzum Natum) e la difficoltà di farci i conti. Costruire la sinistra – come chiede D’Alema – non è possibile – dice Cuperlo – senza fare i conti col passato: “Massimo, dovresti chiederti perché la sinistra ha ceduto culturalmente negli anni in cui avete avuto il potere. Ci hai ammonito a stare uniti, credimi, lo facciamo, ma la montagna sarebbe stata più facile da scalare se tu e gli altri… ”

Per Renzi rispondono i ventriloqui: “si illudono, andiamo avanti”, Stampa. “Ho i numeri, non mi trascineranno in risse”, Corriere.  “No a dimissioni, per gli avvisi di garanzia non caccio gli indagati”, Repubblica. Non li caccia anche perché gli mancano già 2 ministri e se il rimpasto si allarga, Mattarella lo rimanderebbe alle Camere per la fiducia.  Il Corriere annuncia che mancano “10 miliardi: Comuni e trasporti, nuovi tagli”. E che “a un mese dal jobs act i provvedimenti non sono ancora arrivati in Parlamento”. 

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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