Profughi e migranti sulla ‘rotta orientale’, in Polonia la ‘macchina della paura’ mobilita riservisti e neonazi

Piero Orteca su Remocontro, 1 dicembre 2021

Nel giorno in cui la Polonia celebra l’Indipendenza (con grandi manifestazioni dell’ultra destra xenofoba), il governo di Varsavia conferma la sua “autonomia” da Bruxelles rifiutando ancora l’offerta di rinforzi da Frontex, che ha la sua sede centrale proprio nella capitale polacca.
L’esercito di Varsavia ha mobilitato anche i riservisti per un totale di almeno ventimila uomini delle varie forze armate. Mentre dalle retrovie viene segnalato il prevedibile attivismo di gruppi neofascisti e neonazisti da mezza Europa.

Ultradestra polacca 

La macchina delle paura sul fronte orientale

Polonia, profughi mediorientali e afghani che si ammassano ai confini con la Bielorussia, e l’estremismo di destra xenofobo e spesso neonazista si esibisce per la strade di Varsavia, ‘Marcia dell’indipendenza’ che l’estrema destra organizza da 10 anni. Polonia sovranista, e l’ultradestra antisemita, omofoba e antieuropea si è impossessata della celebrazione della festa nazionale, l’11 novembre. Un corteo di ultrà che gridava slogan di odio e di incitamento alla violenza contro «gli ebrei che vogliono derubare la Patria», gli omosessuali, l’Unione europea di cui hanno bruciato in piazza le bandiere. Alla manifestazione anche militanti di Forza Nuova. La polizia ha separato l’adunata neofascista dalla manifestazione governativa e da quella delle opposizioni democratiche ed europeiste, che in 15mila hanno cantato Bella ciao sventolando vessilli Ue e arcobaleno.

Nazionalismo neonazista e i catto-sovranisti

«Fermiamo i circoli ebrei, vogliono rubarci 300 miliardi di dollari», hanno scandito più volte gli estremisti, che vogliono bloccare le richieste di risarcimento degli ebrei polacchi sostenute dai legislatori Usa. I pochi ancora residenti e i molti fuggiti da decenni in Israele o Stati Uniti, espropriati prima dai nazisti poi dal 1968 dall’uomo forte antisemita del regime comunista, Mieczyslaw Moczar. Slogan fascisti (“falciamo via la marmaglia comunista”), omofobi, (“vietiamo di essere froci”). E anche motti cattolici, «Dio, onore e Patria», «siamo cristiani, la Patria non può morire come l’Europa occidentale cosmopolita», e infine, «Polska cala tylko biala», la Polonia intera è solo bianca. Troppo anche per il Pis sovranista al governo, che quest’anno non ha sfilato insieme ai neofascisti, ma che con la sua politica aiuta fortemente.

Profughi e migranti armi di Mosca

L’allarmismo sulla crisi migratoria sta tracimando fino a Kiev, segnala Nello Scavo su Avvenire. E ora anche l’Ucraina nera. Il timore che dietro alle operazioni di Minsk vi sia un piano di Mosca per gettare scompiglio in tutto il quadrante ha fatto salire l’allerta, con il governo ucraino che raddoppierà il numero di guardie di frontiera al confine con la Bielorussia nel timore di trovarsi davanti uno scenario come quello affrontato in queste ore dalla Polonia. Il ministro dell’Interno Denis Monastyrsky, riferisce l’agenzia Ukrinform, ha presentato un rapporto al Consiglio di difesa e sicurezza nazionale, nel quale annuncia di prepararsi a “a scenari simili a quelli ai quali si assiste attualmente al confine polacco-bielorusso”. Moinastyrsky ha indicato che il numero delle guardie di frontiera al confine raddoppierà e che saranno coinvolti anche i riservisti della polizia e della guardia nazionale.

Paure alimentate e numeri reali

I proclami e gli isterismi ascoltati in queste ore sembrano non voler tenere in conto i numeri reali, ribadisce Avvenire. Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) ha elaborato i dati di Frontex: da gennaio a settembre 2021 sono arrivati nell’Unione europea quasi 49mila migranti attraverso il Mediterraneo centrale, 39mila dalla rotta balcanica e poco più di 6mila attraverso la Bielorussia.

«Se anche fossero attendibili le stime di Varsavia, secondo cui in Bielorussia vi sarebbero fino a 12mila migranti pronti ad attraversare il confine, si tratterebbe nel complesso del 5% del totale dei migranti arrivati sulle altre rotte quest’anno».

A soffiare sul fuoco stanno arrivando altre formazioni. La gran parte dei profughi transitati dalla Polonia sono giunti in Germania che quest’anno ha accolto oltre 6mila persone provenienti dalla “rotta orientale”.

Chi soffia sul fuoco

Già il 24 ottobre la polizia tedesca aveva bloccato appena in tempo un gruppo di estrema destra che stava raggiungendo il confine polacco. Sono stati identificati più di 50 militanti armati di spray al peperoncino, baionetta, un machete e manganelli con cui intendevano perlustrare la frontiera. Il gruppo è sospettato di legami con formazioni neonaziste in tutta Europa e in particolare al movimento politico di ispirazione nazista “Third way”. Una “terza via” che preoccupa molti osservatori, preoccupati di come alla strumentalizzazione di Lukashenko possa seguire quella dei gruppi anti-immigrazione. Uno scenario che fa esattamente il gioco dell’asse Minsk-Mosca.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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