Processo Vaticano con inciampo, gli atti mancanti dell’accusa per la privacy di chi?

da Remocontro, 7 ottobre 2021

Il processo Vaticano va avanti, ma l’accusa deve depositare tutti gli atti mancanti entro un mese. Mancano le deposizioni accusatorie audiovideo di monsignor Perlasca, non prodotte per motivi di privacy. Privacy di chi?

Monsignor Alberto Perlasca, accusatore

La compravendita truffa londinese

Il processo Vaticano per la compravendita-truffa del palazzo londinese di Sloane Avenue, che ha provocato una voragine nei conti della Segreteria di Stato, va avanti, nonostante un inciampo da parte della pubblica accusa, il Promotore di giustizia. Resta a giudizio l’ex sostituto della segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu, per tutti i principali capi di accusa, anche se dovrà essere riascoltato dai pm su due fatti specifici: la subornazione di un testimone, il vescovo di Como, e i finanziamenti della segreteria di Stato alla cooperativa SPES di Ozieri, che aveva a capo suo fratello. La prossima udienza è fissata per il 17 novembre.

Inciampo procedurale dell’accusa

Il Tribunale vaticano, presieduto da Giuseppe Pignatone ha respinto le eccezioni di nullità del rinvio a giudizio avanzate dalle difese degli imputati – spiega sull’HuffPost Maria Antonietta Calabrò -, ma ha imposto al Promotore di giustizia, l’accusa, di depositare tutti gli atti e i supporti informatici delle prove, comprese le video registrazioni delle deposizioni spontanee (durate tre giorni) del testimone chiave: monsignor Alberto Perlasca. «Di Perlasca, capoufficio amministrativo della Segreteria di Stato, il Tribunale vuole conoscere lo status giuridico esatto (essendo stato in un primo tempo indagato, e poi non rinviato a giudizio)».

Parità tra accusa e difesa

Il Tribunale, per sanare la violazione dell’articolo 289 del codice di procedura penale vaticano, e per garantire la “parità di armi tra accusa e difesa”, ha ordinato la restituzione degli atti al pubblico ministero per i capi di accusa sul finanziere Raffaele Mincione, per monsignor Mauro Carlino ex segretario di Becciu, e per Fabrizio Tirabassi, ex funzionario della Segreteria di Stato. Questi imputati dovranno essere reinterrogati. Nuovamente re-inviati a giudizio e la loro posizione riunita a quella di Becciu, Cecilia Marogna (la presunta agente segreto Aise) e Gianluigi Torzi, in carcere per riciclaggio da parte della magistratura italiana.

Tentativo di affossare il processo

Tutti gli avvocati degli imputati avevano chiesto invece al Tribunale la nullità tout court del rinvio a giudizio. Il Tribunale invece ha accolto la richiesta dell’ufficio del Promotore Vaticano e respinto le eccezioni di nullità. “Naturalmente desta più di un interrogativo la situazione che si è venuta a creare», rileva Maria Antonietta Calabrò. Un processo prova sulla capacità stessa del sistema giudiziario vaticano di sanzionare reati finanziari. I principali protagonisti del caso di Londra al centro dell’ interesse mediatico internazionale e del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa.  

La decisione del Tribunale comporterà ovviamente un allungamento dei tempi: si andrà ben oltre ai tre mesi auspicati a giugno dal Segretario di Stato Pietro Parolin.

Omissione per ‘privacy’ di chi?

Resta la domanda sui motivi di privacy che hanno indotto i pm il 9 agosto a chiedere al Tribunale di non consegnare agli avvocati degli imputati gli audiovisivi di Perlasca,  come sottolineato dalla stessa ordinanza di oggi del Tribunale. Entro il 3 novembre dovranno essere depositati. Il processo riprende il 17 novembre.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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