Processo Ruby. Si dimette il giudice contrario all’assoluzione

Processo Ruby. Le motivazioni della condanna del Cav. "Berlusconi ha capacità a delinquere. Era il regista del bunga-bunga"

Diranno che a settant’anni avrebbe dovuto comunque andare in pensione. Ma che la scelta delle dimissioni come quella del voto contrario sulla sentenza siano state ben meditate è chiaro anche nella motivazione della sentenza. E non tanto sulla prostituzione, come hanno titolato i giornali, quanto sulla negata concussione: “E’ sicuramente accertato – vi è scritto – che l’imputato abusò della sua qualità di presidente del consiglio, simulando un interesse istituzionale al rilascio di Karima El Mahroug e strumentalizzando in tal modo la propria qualità pubblica per fini personali…”  Insomma, Berlusconi ha abusato, è vero, ma il questore non è stato comprato, ha obbedito solo “per timore reverenziale, compiacenza o timore autoindotto”. Voglio credere che i giudici non abbiano fatto altrettanto (nandocan). (nandocan).

*** dalla Redazione del quotidiano on line ArticoloTre, 17 ottobre 2013 – Ha firmato le motivazioni della sentenza e si è dimesso.

E’ quanto ha fatto il giudice Enrico Tranfa, presidente del collegio d’Appello che ha assolto Silvio Berlusconi nell’ambito del processo Ruby. Lui, in magistratura dal 1975 e dal 2012 presidente della seconda sezione penale in Corte d’Appello a Milano, ha deciso di dire addio alla sua posizione, dopo che la sentenza è stata approvata a maggioranza con il voto a maggioranza grazie al sì degli altri due giudici.

“Una scelta meditata”, l’ha definita Tranfa, 70enne, che ha precisato di non aver “mai fatto nulla di impulsivo in tutta la mia vita”. “Nessuno è indispensabile, tutti possono essere utili”, ha aggiunto l’uomo, che era assolutamente contrario all’assoluzione.

-17 ottobre 2014-

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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