Primo compleanno Brexit e l’isola non festeggia. Danni evidenti, benefici ancora da scoprire

da Remocontro, 19 gennaio 2022

Perfino Lord Frost, il ministro responsabile di Brexit, ha lasciato l’incarico all’improvviso pochi giorni fa, frustrato dalle difficoltà e consapevole dell’impossibilità di mantenere le promesse fatte. I benefici di Brexit non si sono (ancora) materializzati, mentre l’impatto negativo sull’economia è fin troppo evidente, rimarca il Sole 24 Ore che della materia se ne intende

40 miliardi di sterline in meno

Studio delle British Chambers of Commerce in occasione dell’anniversario: «Dopo un anno di Brexit, l’economia britannica sembra essere meno aperta e meno globale di prima». Gli ultimi dati ufficiali dell’Office for National Statistics rivelano che le esportazioni britanniche sono calate del 14%, pari a oltre 40 miliardi di sterline, nei primi dieci mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019. Il calo è generalizzato: il declino dell’interscambio con la Ue non è stato compensato da un aumento dell’export verso Paesi terzi.

I settori più colpiti

L’export di abbigliamento e calzature verso la Ue è crollato del 60%, di frutta e verdura del 40%, di carne del 25% e di pesce del 15 per cento. «I dati indicano che un anno dopo l’entrata in vigore dell’accordo con la Ue gli scambi commerciali stanno diventando più difficili – ha commentato Shevaun Haviland, direttrice generale delle Camere di commercio. I dati dimostrano con certezza che non si tratta di problemi di rodaggio ma di difetti strutturali che possono essere risolti, ma che se verranno ignorati causeranno danni di lungo termine per la nostra economia». E “Global Britain” dopo Brexit sono stati solo “copia e incolla” di intese già stabilite dalla Ue.

L’Australia 100 volte meno

L’unico accordo di libero scambio negoziato ex novo è stato con l’Australia, che secondo le previsioni di Londra a partire dal 2035 porterà a un aumento del Pil dello 0,08%. L’interscambio con la Ue, che resta il maggior partner commerciale, vale oltre cento volte tanto.

Covid scusa politica bugiarda

Colpa del Covid prova a giustificarsi Boris Johnson, ignorando il fatto che nonostante la pandemia il commercio internazionale quest’anno è ripartito. Ad esempio, tra gennaio e ottobre l’interscambio tra Stati Uniti e Ue è aumentato del 18% a 627 miliardi di dollari, e quello tra Cina e Ue del 17% a 558 miliardi di dollari. E gli economisti concordano sul fatto che l’impatto negativo di Brexit sarà superiore ai danni causati dal coronavirus, soprattutto sul lungo termine.

Brexit -4%, Covid -1,5%

«Perfino l’Office for Budget Responsibility (Obr), che fa i conti per il Tesoro britannico, ha calcolato che Brexit determinerà un calo di lungo termine del Pil del 4%, contro una riduzione dell’1,5% causata dalla pandemia», segnala il Sole. E il peggio deve ancora venire. Dal gennaio 2022 infatti scatta il pieno regime di controlli alla frontiera, che era stato rinviato di un anno per facilitare la transizione. Finite le dilazioni, chi fa import/ export dovrà presentare dichiarazioni doganali in tempo reale e con vincoli severi in entrate e in uscita.

Pentiti da Brexit troppo tardi

Secondo il più recente sondaggio di opinione condotto da Opinium, oltre il 60% degli interpellati ha dichiarato che l’impatto di Brexit è stato negativo o comunque peggiore delle aspettative. Tra chi aveva votato Remain gli scontenti sono l’86%, ma anche tra chi invece aveva votato Leave, l’Exit, il 42% ora si dichiara deluso.

Soltanto il 14% dei cittadini britannici ritiene che Brexit sia stata un successo.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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