Primarie Pd: qualcuno batte un colpo su l’Informazione? Lettera aperta ai 3 candidati

cuperlo_renzi_civatiCi sono riforme che costano poco o nulla e che potrebbero essere decisive per democratizzare il potere in Italia. I partiti ne parlano da decenni ma nessuno di essi, conquistata la maggioranza,  si è davvero impegnato a fondo per vararle. Neppure l’opinione pubblica si fa sentire come dovrebbe, ma questo è appunto il risultato delle mancate riforme in questo campo. Ce ne ricorda l’elenco il direttore di articolo 21 Stefano Corradino in una lettera ai tre candidati alla segreteria del PD. Alle scorse primarie Bersani aveva promesso molto su questi temi, poi le cose sono andate come sappiamo e nessun passo avanti è stato fatto. Nelle interviste di questi giorni non abbiamo letto o sentito domande sulle intenzioni concrete al riguardo. Dobbiamo davvero rassegnarci al 57.mo posto nelle graduatorie internazionali in fatto di libertà e pluralismo dell’informazione? (nandocan)

di Stefano Corradino, 4 dicembre 2013* – L’8 dicembre prossimo sapremo chi tra Giuseppe CivatiGianni Cuperlo e Matteo Renzi guiderà il principale partito del centro sinistra italiano. E chi di loro indicherà il percorso da seguire sulle strategie di governo, sulle scelte di politica nazionale e internazionale. Lavoro, economia, stato sociale, legge elettorale, giustizia… Sono tanti gli argomenti evocati con opzioni diverse dai tre candidati e che riguardano i principi fondamentali della nostra Costituzione. C’è però un’altra questione, tutt’altro che secondaria, ma che non sembra appassionare il dibattito: la libertà di informazione.

In un paese libero, o che aspira ad esserlo, l’autonomia e il pluralismo dell’informazione dovrebbero essere un baluardo, la roccaforte di ogni programma politico. La libertà di espressione è linfa vitale di ogni democrazia. “E nessuna democrazia – per usare le parole del premio Nobel Amartya Sen – dotata di libera stampa ha mai sofferto una carestia”. Sarebbe pertanto importante conoscere il punto di vista dei tre contendenti alla guida del partito democratico su alcune materie che non riguardano solo il mondo dell’informazione ma l’idea stessa di società che vogliamo contribuire a migliorare:

– CONFLITTO DI INTERESSI: dopo vent’anni di sostanziale, complice disinteressamento, una legge avanzata e rigorosa sul conflitto di interessi può diventare uno dei primi punti all’ordine del giorno?

– ANTITRUST: quanto dobbiamo aspettare per una normativa antitrust che impedisca l’abuso di posizioni dominanti sul mercato?

RAI – L’attuale modello di governance della Rai deve restare immutato o la principale azienda culturale del paese può essere finalmente sottratta al condizionamento di governo, partiti e lobbies? La televisione pubblica è un bene comune o deve essere privatizzata?

– TRASPARENZA: i cittadini hanno il diritto di conoscere la piena identità dei proprietari di mezzi di comunicazione e i relativi meccanismi decisionali?

– AGCOM : è giusto che l’Autorità Garante per le Comunicazioni non sanzioni adeguatamente le violazioni dei principi di pluralismo, par condicio ed imparzialità, anche al di fuori del periodo elettorale?

– INTERNET: se la rete internet è libera per definizione, perché si continuano a proporre leggi bavaglio anche per il web? E perché non si colma il ritardo sull’agenda digitale e il divario strutturale tra Nord e Sud?

– PRECARIETA’: è auspicabile un impegno contro la crescente precarizzazione senza diritti del lavoro giornalistico o chi fa informazione deve continuare a vivere in condizioni di sfruttamento?

– QUERELE TEMERARIE: a quando una legge che condanni chi utilizza le querele come forme di intimidazione, al pagamento del medesimo importo richiesto, in caso di sconfitta in sede giudiziaria?

– GIORNALISTI MINACCIATI: sono oltre 300, nel 2013 i giornalisti minacciati in Italia e in particolare chi si occupa di criminalità. Quanto dobbiamo aspettare per una legge che sanzioni chi ostacola la libertà di informazione?

Gli ostacoli citati sono solo alcuni dei motivi che hanno visto sprofondare l’Italia al 57% nelle graduatorie internazionali della libertà di informazione. Ci piacerebbe sapere dai candidati alle primarie se intendano contribuire a togliere dalle nostre spalle questa indecorosa maglia nera, per fare dell’Italia un paese più libero e civile.

* da articolo 21, il grassetto è di nandocaninternet,AGcom,

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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