Primarie Pd, e se alla fine vincesse Pippo Civati?

civati2Oggi per la prima volta ognuno di noi potrà scegliere non un leader ma il PD del nostro futuro. Il voto a Giuseppe Civati, detto Pippo, è il biglietto di ingresso per il partito “nuovo” della sinistra italiana, un partito-palestra non auto-refeRENZIale, aperto agli elettori e ai cittadini, alle associazioni, libero finalmente dalle correnti e dall’ oligarchia dei notabili, libero anche dall'”uomo solo al comando”, capace di guidare e indirizzare le istituzioni ma senza occuparle e senza identificarsi con quelle, il partito vero, radicato nel territorio e non nei talk-show, disegnato da Fabrizio Barca insieme a migliaia di iscritti incontrati nei mesi scorsi  nel suo viaggio in Italia. Io oggi vado e VOTO CIVATI, magari non vincerà ma immaginate se domani…. (nandocan)

dal blog di , 7 dicembre 2013 – Immaginate per un attimo se domani da quei gazebo dovesse venire fuori una bella sorpresa, la fine della nomenclatura Ds e Margherita, l’inizio di una nuova sinistra. Un cambiamento epocale, vero, non quello facilmente annunciato, ma sempre tradito. Matteo Renzi ha bucato lo schermo, scalato il Pd, animato la sinistra italiana con l’illusione della rottamazione nei confronti di un gruppo dirigente stanco e perennemente sconfitto. Salvo poi mettersi d’accordo con un gran pezzo dei mandarini, trasformando la rottamazione in un’appassionante fiera di macchine d’epoca. Renzi è riuscito in miracoli non semplici, come mettere assieme Bassolino e De Luca in Campania, e promuovere il rinnovamento in Sicilia con Genovese e Papania. Gli ex ds in cerca di exit strategy hanno rispolverato la vecchia tradizione, cercando nella loro storia e nella identità un fortino che li mettesse in salvo dal ciclone Renzi. Proprio loro che hanno fatto di tutto in questi vent’anni per sbugiardare identità e storia, trasformando antropologicamente la sinistra italiana in un surrogato ad uso e consumo dei loro interessi particolari. Scongelando dal congelatore il compagno Gianni Cuperlo, che pare un alieno, persona degnissima ma che serve per nascondere la peggior classe dirigente e difendere il fortino.

Lo schema è disegnato: Renzi guida il partito in attesa delle prossime elezioni, magari grazie al suo consenso personale si supera l’ostacolo dell’elezioni europee, e poi tocca nuovamente agli ex ds della scuderia dalemiana gestire il partito. Un modo per non esporsi, per non rischiare di perdere le rendite di posizione, cosa volete che sia? Questi sono sempre quelli dei 101 che hanno assassinato Prodi per dare vita alle larghe intese con l’unico scopo di restare lì dove sono da vent’anni.

È proprio la sera dei 101 che l’indignazione diventa una promessa di riscatto, che un giovane deputato lombardo interpreta e con coraggio costruisce un progetto politico in grado di scardinare lo schema Renzi-D’Alema. Accade che Pippo Civati con accanto il suo esercito di ragazzini comincia a girare l’Italia, a raccogliere la delusione riaccendendo entusiasmo, a seminare l’idea che un’altra storia è possibile. Lui che chiedeva di votare Rodotà prima, e poi, Prodi come Presidente della Repubblica. Lui che non vota la fiducia alle larghe intese, (ma come si fa a governare con Alfano, Formigoni e Brunetta?), che si oppone agli F35, che chiede la sfiducia alla Cancellieri. Civati con coerenza e coraggio apre uno spazio nuovo per la sinistra italiana, mettendoci la faccia, minacciando la fine di quel partito dei notabili. Parla di diritti civili, altro che unioni alla tedesca o civil partnership, matrimoni gay e adozioni. Civati sale in val di Susa, dove incontra i No Tav, arriva a Taranto per parlare con le famiglie degli operai dell’Ilva, passando da Prato all’indomani del tragico incidente, cose che appaiono impensabili per i vertici pd.

Propone la consultazione degli iscritti e degli elettori sui temi, quelli importanti come il governo delle larghe intese. Viene preso per estremista, ma poi la Spd in Germania chiama i propri elettori alla consultazione sul governo con la Merkel, portando in dote il reddito minimo, alla faccia degli strateghi del Pd che invece si fanno imporre l’agenda politica da Berlusconi.

Quando il vento comincia a soffiare non ci sono fortini che tengono, non basta ricorrere ai capibastone delle periferie, se domani il popolo democratico deciderà di cambiare avrà una grande opportunità. La più grande opportunità degli ultimi vent’anni: in una sola giornata mandare a casa la peggiore classe dirigente – la più arrogante e la più incapace – che al fine di conservarsi ha condannato l’Italia al ventennio berlusconiano. Immaginate se lunedì Pippo Civati diventerà il Segretario, vorrà dire fine del governo con Alfano, vorrà dire tornare a fare la sinistra, vorrà dire liberarci dei Bassolino e dei Genovese, vorrà dire anche eleggere un nuovo Presidente della Repubblica. Mica male per una piccola fila al gazebo domenicale e due euro.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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