Primarie Pd: Cuperlo ad Art.21: “Rai deve restare pubblica. Deficit pluralismo Agcom”

giannicuperlo

Bene, ora anche Cuperlo è quasi dei nostri. Speriamo che la pensino finalmente così anche i suoi principali sponsor, Marini e D’Alema (nandocan).

****Dopo Giuseppe Civati anche Gianni Cuperlo risponde punto per punto alla lettera aperta del direttore di Articolo21 Stefano Corradino inviata ai candidati alle Primarie Pd sui temi legati all’informazione. “

“Voglio premettere che tutte le questioni che sono poste risultano legate da una comune chiave costituzionale che è costituita dal diritto all’informazione. L’attuazione di questo diritto che appartiene a tutti in base all’art.21 della Costituzione esige che si ponga in essere preliminarmente una seria disciplina del CONFLITTO DI INTERESSI.

Il primo degli 8 punti della piattaforma del PD per il Governo in questa legislatura era costituito proprio dal conflitto d’interessi. Deve essere abrogata l’inutile legge Frattini e si deve ripartire dal testo approvato in Commissione nella XV legislatura impostato sul “blind trust”. Deve essere anche rinforzata la disciplina del conflitto d’interessi nei media”.

Una seria disciplina dellANTITRUST – prosegue Cuperlo – richiede la demolizione del SIC con il suo tetto di risorse irraggiungibile ed una più attenta considerazioni dei mercati rilevanti primo fra tutto quello della pubblicità.

Il diritto all’informazione e il principio di eguaglianza sostanziale è anche quello che fonda la missione di servizio pubblico della RAI che deve restare pubblica come avviene nelle principali democrazie europee. Abrogazione delle norme sulla privatizzazione contenute nella Gasparri, impegno del Parlamento, con una mozione immediata per il rinnovo della concessione alla Rai nel 2016 ed avvio di un’ampia consultazione sul contenuto della missione, governance sottratta ai partiti e costruita attraverso un più diretto coinvolgimento degli utenti (art.43 Cost). 

Anche la TRASPARENZA – sottolinea il candidato Cuperlo – è una conseguenza del diritto all’informazione: vanno quindi rinforzate le norme sull’editoria anche per arrivare finalmente ad uno statuto più garantista.

L AGCOM è nata per garantire i diritti costituzionali dei cittadini ma è fortemente deficitaria nella tutela del pluralismo sia in periodo elettorale che fuori da questo periodo. Il rispetto dei limiti pubblicitari è inconsistente ed anche il controllo sulle quote di produzione nazionali ed europee e per la tutela dei produttori indipendenti deve essere rafforzata anche in termini di trasparenza. C’è poi il problema di assicurare il servizio universale. Questo servizio molto importante a tutela delle opportunità per gli utenti più svantaggiati, per ora comprende solo la telefonia, ma dovrà al più presto riguardare anche l’accesso alla larga banda”.

Cuperlo interviene anche sulla regolamentazione di INTERNET: “Si tratta della questione più complessa e delicata. Non solo le regole sul copyright (l’Agcom ha assunto in questi mesi una posizione limitativa della libertà della rete fortemente criticata), ma anche sulla net neutrality, sul ruolo e le forme di responsabilità dei provider, sulle garanzie di accesso ad internet”.

Anche sugli ultimi tre punti della lettera Cuperlo risponde alla lettera del direttore di Articolo21:

PRECARIETA’: rappresenta l’esatta antitesi della libertà d’informazione” – scrive Cuperlo. “Sono necessari interventi prioritari in questo campo.

QUERELE TEMERARIE: la proposta di legge approvata dalla Camera ha affrontato il problema della diffamazione senza risolvere questo problema. I giudici già hanno qualche strumento per sanzionare con il pagamento delle spese alcuni di questi comportamenti, ma è necessario fare dei passi in avanti per scoraggiare questa pratica odiosissima.

Cuperlo conclude sui GIORNALISTI MINACCIATI: “di fronte a numeri così rilevanti è necessario rafforzare gli strumenti di tutela perché se si spengono queste voci si spegne la libertà di tutti”. 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: