Prezzo del gas alle stelle e le bollette elettriche esplodono

di Piero Orteca, da Remocontro, 28 settembre 2021

Putin vende il suo metano ai Paesi asiatici e da noi le bollette elettriche esplodono. E l’economia dell’Europa, già messa in ginocchio dal coronavirus, deve affrontare una nuova emergenza: l’ improvviso (ma non tanto imprevisto) rialzo del costo dell’energia. All’origine di questo nuovo fattore di crisi, c’è l’esplosione del prezzo del metano siberiano, ma non solo di quello.

L’Europa alla canna del gas

All’origine di questo nuovo fattore di crisi, c’è l’esplosione del prezzo del metano siberiano, ma non solo di quello. Problema del gas che ci vende Putin, ed ecco che il discorso non è più economico, ma soprattutto politico e, se volete, anche strategico. Tutti i principali governi del Vecchio Continente hanno già messo le mani avanti, preannunciando ai loro cittadini bollette elettriche “monstre”.

Rincari a catena

Col gas liquido di Putin e non solo, si fanno funzionare le centrali che producono una buona parte dell’energia elettrica. Quella che arriva nelle case e, soprattutto, quella che alimenta le fabbriche. Insomma, gli aumenti si ripercuoteranno, a catena, su qualsiasi prodotto. Ogni bene di consumo, infatti, soprattutto quelli di tipo “durevole”, contiene una quota di costo di produzione fatta da “energia”, che concorre alla determinazione del prezzo finale. Più alto sarà l’impatto dell’aumento di costo dell’energia sul bene prodotto e in misura proporzionale si alzerà il prezzo. Insomma, il consumatore pagherà di più.

Asia compra tutto

Come mai il vento è girato così clamorosamente? Semplice, perché Putin guadagna di più vendendo il suo gas in Asia, dove stanno comprando di tutto: pipelines, serbatoi di stoccaggio, taniche e fialette. Per dare un’idea, bisogna tenere presente che, solo dall’inizio dell’anno, il prezzo all’ingrosso del gas è aumentato di ben il 250%. Mentre, nel solo mese di agosto, il rincaro ha toccato cifre record del 70%. Inutile dirlo, per le economie già provate dalla pandemia è allarme rosso. I governi tremano e temono che una vera “epidemia”, questa volta da carenza di energia, possa sconvolgere i sistemi produttivi.

Polemiche ed accuse

E già divampano le polemiche. Sotto accusa, ad esempio, la tassazione che consente l’utilizzo di anidride carbonica in alcuni processi produttivi, pagando fior di quattrini, come indennità ‘ambientale’. La CO2 viene ritenuta ancora indispensabile nell’industria agroalimentare, per la conservazione dei cibi e, addirittura, per il raffreddamento delle centrali nucleari (nel Regno Unito).

Transizione energetica

La transizione verso le energie rinnovabili dev’essere fatta. Ma est modus in rebus, l’antico problema della misura nelle cose. Realizzarla tutta in una volta, dicono i critici, farà crollare il vecchio sistema energetico, di schianto, senza che ce ne sia uno nuovo ancora pronto. Intanto l’Europa corre ai ripari e i governi raschiano il fondo del barile con i sussidi, per cercare di alleviare le bollette dei cittadini. L’Italia per questo spenderà circa 3 miliardi di euro. Ma è solo una pezza, che non servirà a coprire un buco che si allarga ogni giorno che passa. Abbiamo già detto che la crisi dei prezzi potrebbe trasferirsi presto dall’elettricità a tutti i comparti dell’economia.

A colpi di CO2 asiatica

Nel frattempo, già infuriano le polemiche, non tanto sugli obiettivi (alle “rinnovabili” pensano tutti), quanto piuttosto sui tempi e sulle strategie. In molti ritengono, ad esempio, che gran parte dell’inquinamento da CO2 non sia solo attribuibile al mondo occidentale. I maggiori indiziati, invece, sono la Cina, l’India e diversi altri Paesi asiatici. Comprese molte realtà del Terzo mondo, i cui abitanti sono costretti a bruciare il fossile per recuperare un po’ di energia.

Tornando a Putin, tiriamo a indovinare: se l’Europa gli farà inaugurare il gasdotto “Nord stream2”, scommettiamo che abbasserà i prezzi?

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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