Povertà: intere famiglie in strada, l’allarme degli help center delle stazioni

A Bologna più persone in transito in cerca di un lavoro. A Genova cresce la richiesta di mensa, ma calano le donazioni alimentari. A Firenze aumenta la microcriminalità. A Catania più utenti italiani. Servizi in difficoltà per mancanza dei fondi

ROMA, 11 luglio 2013 – Un viaggio da Nord a Sud nel mondo della marginalità e del disagio, per evidenziare problematiche, tendenze, nuove emergenze. Un viaggio attraverso l’impegno di chi quotidianamente opera cercando di dare risposte e contrastare la povertà. A raccontarlo è la rete degli help center attivi nelle principali stazioni italiane, nel rapporto 2012 dell’Onds.

Chivasso, dove gli utenti sono perlopiù persone che gravitano intorno alla stazione (prevalentemente di etnia rom, africana e magrebina), si è assistito a un nuovo fenomeno: la presenza di donne sole, italiane e straniere, in strada a causa di situazioni familiari difficili o per uno sfratto. A Genova si è dovuto fare i conti con un sensibile aumento dell’afflusso di utenti nella mensa: soprattutto persone cadute in povertà a causa della perdita del lavoro. Difficile far fronte alle crescenti richieste, soprattutto perché la crisi ha determinato anche un calo delle donazioni generi alimentari, che sostengono la mensa.

L’Help Center di Torino nel 2012 è stato drasticamente ristrutturato per poter rispondere meglio ai bisogni. Le persone accolte sono state 1.225 (7.959 accessi) e l’attività è stata intensa: 743 visite mediche, 3.548 buoni doccia, 1.037 docce, 2.534 interventi di igiene personale, 193 distribuzioni di vestiario e 3.294 interventi di segretariato sociale. Tuttavia, l’esaurimento dei finanziamenti regionali ha determinato la sospensione del “progetto Limen” per l’assistenza sociosanitaria di strada, a fine aprile 2012.

Milano l’help center ha fatto i conti con un forte aumento di richieste e con una nuova tipologia di utenti, che si trovano alla prima esperienza di marginalità sociale e povertà assoluta.

Lo scorso anno sono stati 2.700 i casi gestiti da Bologna. Anche qui si è registrato un “aumento oltre ogni aspettativa delle presenze” e un incremento dei “casi di passaggio”, cioè di quelle persone che scendono e salgono dai treni alla ricerca di un lavoro. C’è poi la nuova emergenza delle famiglie: “Con gli assistenti sociali, contribuiamo a pagare le bollette di luce e gas, gli abbonamenti dell’autobus per gli scolari, pendenze di affitti, viveri e vestiario” spiegano i referenti del servizio.

Firenze si è trovata invece a dover gestire forme di microcriminalità organizzata per lo sfruttamento del disagio. Anche qui, inoltre, si è registrato l’aumento del numero di intere famiglie senza dimora.

Il 2012 è stato per l’help center di Pescara, un anno difficile, a causa della mancanza di un adeguato sostegno economico da parte degli enti locali, per “la scelta della Regione Abruzzo di non prevedere, nell’ambito del Piano Sociale Regionale, l’area inclusione sociale”. La conseguenza è stata la riduzione, da giugno 2012, dell’orario di apertura, alla base anche la flessione nel numero di accessi (406 nel 2012). Ma, nonostante le difficoltà, l’help center “ha consolidato il proprio ruolo nell’ambito dei servizi, pubblici e privati”.

Catania sono aumentati gli italiani: nel 2012, si è confermato il trend crescente (28,3 per cento). L’età media degli uomini italiani è di 45 anni, mentre gli stranieri sono prevalentemente under30. È cresciuta la quota di persone che ha familiari disoccupati e si è allargata anche la componente di famiglie costrette a ricorrere al sostegno di parenti e amici. “La mancanza di lavoro rende difficile anche la gestione degli utenti disoccupati – spiegano i referenti -, in continuo aumento e lontani da ogni possibile soluzione immediata. Così come difficile risulta rispondere alle famiglie sfrattate, sempre più numerose, e ai senza dimora malati, soprattutto oncologici, che è quasi impossibile inserire in centri specializzati”. (gig)

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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