Post-monoteismo

Nella sua ultima newsletter di chiesadituttichiesadeipoveri.it Raniero La Valle riprende le riflessioni sul post-teismo di quella precedente (“Il Dio che perdiamo“) precisando che…

Ritorno al passato?

di Raniero La Valle, da chiesadituttichiesadeipoveri, 17 luglio 2021

“..Il Dio che così viene ora licenziato non è tanto quello del teismo, quanto in realtà è il Dio del monoteismo, che distaccandosi dal magma delle religioni primitive e dei culti panteisti che divinizzavano le forze della natura come il cielo la terra il sole la luna, a un certo punto ha fatto irruzione nella storia di questa parte del mondo nell’area mediterranea.

Secondo la Bibbia questo evento risale all’età dei patriarchi, al patto con Abramo. Secondo Freud (“L’uomo Mosè e la religione monoteistica”, che è il suo ultimo libro) è, nel XIV secolo a. C., un frutto della gloriosa quattordicesima dinastia dell’Egitto divenuto impero, che aveva bisogno di una religione più diffusiva. E questa religione fu trasmessa da Mosè, che sarebbe stato non ebreo ma un egizio, al popolo di Israele. Nell’atto di mettersene a capo, di portarlo fuori dall’Egitto e di farsene legislatore e guida…..Poi, nel tempo stabilito questo Dio, immedesimato in Gesù di Nazaret e da lui reinterpretato fino al rovesciamento dell’umiliazione e della croce, è entrato nella storia. E attraverso la sua Chiesa con tutto il suo carico di paradossi, mito o mistero che siano considerati, ha piantato la sua alternativa nel mondo.

Sbarrare ora questa strada e risospingere questo Dio nel nostro passato, come fa il post-teismo, che piuttosto dovrebbe dirsi un post-monoteismo, non significa perciò proiettarsi nel futuro come vorrebbe il progressismo. Ma tornare a quel bivio della storia umana quando il Dio unico si separò dagli idoli, desacralizzò la natura e demitizzò le astrazioni spiritualistiche per le quali tutte le cose sono considerate divine e le stesse facoltà umane sono esaltate come brandelli dell’assoluto.

Occorre pertanto vigilare perché questo “post” del teismo non sia piuttosto una ricaduta nel passato. E perché questo ritorno all’areopago di Atene che dovrebbe affrancarci dal “Dio ignoto”, giustamente inaccessibile alla scienza, non ci consegni piuttosto agli idoli che sempre più stanno prendendo il controllo della nostra vita. Se noi abbiamo infatti più sicurezze e meno antidoti, gli idoli crescono di numero e potenza, che si tratti del pallone glorioso, dei mercati sovrani, dei brevetti irrinunciabili sui vaccini o della libertà di inquinare.

San Paolo all’aeropago di Atene

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