Polonia non solo di Kaczyński, anche quella che fu di Karol Wojtyla e di Lech Walesa

da Remocontro, 27 novembre 2021

Polonia, volontari in aiuto dei migranti ammassati al confine. Medici ma anche cooperanti e gente comune. A decine stanno cercando di dare un aiuto alle centinaia di disperati intrappolati al confine tra la Polonia e la Bielorussia. Portano cibo, vestiti invernali, medicine. L’arrivo dell’inverno e del freddo sta redendo la vita di queste persone sempre più difficile. L’Unione europea, nel blocco della complessa partita politico diplomatica, ha problemi dai parte dei due diversi governi anche per gli aiuti umanitari di emergenza ormai necessari a salvare vite.

L’altra Polonia

I residenti della cittadina polacca di Michalowo stanno raccogliendo generi di prima necessità. C’è chi porta abiti pesanti, chi generi alimentari. Per chi si occupa di diritti umani questi migranti sono stati usati come oggetto di ritorsione da parte del Presidente bielorusso Alexander Lukaskenko per le sanzioni europee. Spinti a varcare il confine per entrare in un paese dell’Unione si ritrovano senza più nulla. Qualcuno ha un sacco a pelo dove dormire, altri portano ancora abiti estivi. Tra questi migranti quasi tutti medio orientali ci sono anche diversi bambini. Ci sono diversi polacchi che vogliono aiutarli, mentre altri li minacciano.

Solidarnosh come memoria

Medici ma anche cooperanti e gente comune. Decine di volontari stanno cercando di dare un aiuto a quei disperati intrappolati al confine tra la Polonia e la Bielorussia. La cittadina di Michalowo insieme a quella di Usnarz Górny sono diventate una specie di simbolo della questione della crisi migratoria, scrive Debora Gandini. Dopo che tre persone erano state trovate morte al confine lo scorso mese le guardie di frontiera polacche portano i rifugiati nel loro centro. Assicurano che nessuno ha mai maltrattato queste persone. Nessuno ha fatto loro del male. 

Il muro di Varsavia

I volontari cercano di alleviare le sofferenze di ha varcato il confine e ora chiede lo status di rifugiato, diritto negato e respingimenti che sarebbero illegali secondo la Convenzione di Ginevra dei diritti umani, poiché tra coloro che sono rimandati indietro ci sono anche richiedenti asilo. Il governo e la politica che lo esprime, al contrario. Posizione intransigente, respingimenti spesso illegali, e uno stato di emergenza che vieta ai giornalisti e agli operatori delle ONG di avvicinarsi all’area di confine. Intanto la stessa maggioranza in Parlamento ha dato il via libera alla costruzione di un muro lungo il confine con la Bielorussia per fermare l’arrivo di migranti. Una barriera che costerà 350 milioni di euro. Soldi che non ci sono, salvo toglierli a qualche altro bisogno sociale interno. E la Commissione europea ha spiegato che non contribuirà all’opera con fondi Ue.

Bielorussia non solo regime

C’è un bambino, nei boschi inospitali della Bielorussia, che mentre aspetta di poter entrare in Polonia si ripara dal freddo con una coperta. A fargli questo regalo è stata una ragazza di Grodno, paesino a venti chilometri dal confine con la Polonia. «Quando la situazione al confine è esplosa, i media hanno iniziato a diffondere molte foto di donne e bambini seduti a terra – rivela la volontaria che, intervistata da Huffpost, chiede di non comparire con nome e cognome – molti di loro erano senza cappello, vestiti in modo leggero, era evidente che avessero freddo, fame e disperazione». «Abbiamo contattato la nostra organizzazione di volontari della Croce Rossa della comunità e abbiamo portato lì cibo e altre cose».

Polonia, “lanterna verde” sfidando i divieti

Una “lanterna verde” per soccorrere i profughi sfidando i divieti. Nelle città di confine si moltiplicano le iniziative di solidarietà spontanea. Alcuni residenti accendono una luce verde davanti alle case per segnalare che lì si può ottenere aiuto. I ribelli restano chiusi in casa e lasciano sull’uscio, nei villaggi sul confine, una luce verde sempre accesa. È il segnale convenuto per indicare a chi riuscisse ad attraversare la frontiera che in quella casa troverà un pasto caldo, coperte, braccia aperte e nessuno spione pronto a chiamare la polizia. Uno dei promotori, l’avvocato Kamil Syller, ha rivolto un appello cominciando dai suoi vicini nel villaggio di Dubicze Cerkiewne, nel nord-est della Polonia. Un po’ alla volta le “green light” si stanno moltiplicando.

Legge severa e disumana

La legge polacca vieta di accompagnare i migranti lungo il tragitto o di farli soggiornare per più giorni andando incontro all’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione illegale. Ma gli attivisti delle “lanterne verdi”, offrendo ospitalità per la notte e aiuti d’emergenza non violano la legge e non sono perseguibili. Secondo l’avvocato Syller, molti migranti per timore di venire denunciati si nascondono nella foresta, sul lato polacco, anziché chiedere aiuto alla gente del posto. 

«Non ti aiuteremo a nasconderti o a viaggiare oltre – è il messaggio – . Ti aiuteremo solo a sopravvivere, come parte della solidarietà con una persona bisognosa».

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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