Poco pubblico per Renzi. I Tg di lunedì 11 aprile

***Chissà, forse i parlamentari cominciano ad essere stanchi del ruolo che il segretario premier ha assegnato loro, di limitarsi a fare il “pubblico” appunto. Per questo le opposizioni disertano. E se i Cinque stelle chiedono che “il voto finale sia posticipato a dopo quello per la sfiducia” è forse perché si illudono che Matteo Renzi, sconvolto per il voto ancora una volta inquinato dai trasformismi a favore del governo, rinunci a insistere nella pretesa di sconvolgere la Costituzione con un parlamento delegittimato e diviso, magari dietro consiglio del Quirinale. D’altra parte chiedere non costa nulla e possono sempre sperare nella goccia che faccia traboccare il vaso della paziente minoranza PD. (nandocan).

***di Alberto BaldazziIl “round finale” (Tg La7) della sesta e ultima lettura alla Camera della legge di Riforma Costituzionale, che ha visto l’intervento del premier Renzi in un’aula disertata dalle opposizioni, è in apertura su tutte le testate, con doppio titolo per quelle Rai. Renzi – da tutti ripreso – parla a lungo e si mostra “stizzito” verso le opposizioni che non accettano il confronto in aula. A loro volta queste contestano il premier e l’intero impianto della riforma. M5S continua a invocare che il voto finale sia posticipato a dopo quello per la sfiducia. Bella o brutta che sia la riforma, essa impegna il Paese ben al di là della vicenda di un singolo governo e (ndr) non è ben chiaro cosa accomuni il petrolio della Basilicata alle modifiche costituzionali. Tg1 “fa parlare” anche la ministra Boschi, il braccio operativo di Renzi nel capitolo riforme. Sempre per la politica, l’intreccio si fa più intricato a sei giorni dal referendum sulle trivelle; titoli e servizi per tutte le testate. Mentana già nel titolo segnala l’intervento del Presidente della Consulta Grossi che – e ci mancherebbe altro – interrogato in proposito, conferma che “il diritto dovere del voto completa il principio di cittadinanza”. L’intervento è ampliamente ripreso anche da Tg4 e Tg5.

Titoli per tutti sull’Austria che passa dalle parole ai fatti e si prepara ad erigere una barriera di 250 metri lungo il valico del Brennero “per prevenire” i flussi migratori dall’Italia.     Riprese ampliamente le molte voci critiche che vengono dall’Europa sulla scelta del premier Heinz (che comunque parla di “controlli, non muri”), mentre sull’argomento non si registrano voci “italiane”, se si esclude l’immancabile Salvini che, autolesionisticamente, plaude alla chiusura austriaca che rischia di lasciare nella penisola i flussi di profughi che si preannunciano per le prossime settimane. Ma ricercare la logica negli slogan di Salvini è opera improba; dopo la gaffe di ieri contro Mattarella, il capo della Lega non chiede scusa e afferma che, “comunque, lui del Presidente non si fida”. Titolo per Tg La7, nei servizi per tutti e commento quasi ironico del direttore del nuovo Tg4 Cecchi Paone.

Sempre sul fronte dei profughi, solo Tg3 e Tg La7 tornano stasera sul confine greco al campo di Idomeni per seguire i postumi degli scontri di ieri.

L’intervento ai Comuni nel quale Cameron, da giorni “sulla graticola” (Tg3) per le società offshore di famiglia emerse dai Panama Papers, ha difeso il diritto di ogni cittadino ad “arricchirsi” è titolo per Tg3, Mediaset e Tg La7. Per i servizi di Cologno Monzese, il premier inglese “non convince”, e Tg4 già guarda avanti proponendo una scheda sul più probabile successore del leader dei conservatori: il sindaco di Londra Boris Johnson.

Il richiamo della Consiglio d’Europa all’Italia che di fatto limita la possibilità dell’aborto legale, penalizzando inoltre i medici non obbiettori, è presente nei titoli di Tg1, Tg3 e Tg5 e nei servizi degli altri. Molto esauriente il lungo servizio proposto dal Tg1.

Buone le coperture di Tg3 e Tg La7 sul tentativo di Cairo di conquistare il controllo della Rizzoli e, quindi, del Corriere della Sera.

L’approfondimento del Tg2 ci porta a verificare la situazione delle diverse aree del Paese alluvionate lo scorso autunno, tra cose fatte, ritardi e burocrazia.

Le pallavoliste di Casal Maggiore hanno conquistato servizi sui maggiori Tg dopo aver conquistato il podio europeo contro la squadra di Istanbul: una cittadina del cremonese di 15 mila abitanti contro i 15 milioni della metropoli turca. Anche questo può accadere.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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