Più culle cinesi in nome del Partito

di Michele Marsonet, da Remocontro, 5 giugno 2021

In Cina ogni coppia sposata potrà avere fino a tre figli. Cambiamento nella pianificazione familiare poche settimane dopo la pubblicazione dei dati del censimento. che ha rivelato un nuovo calo delle nascite.
L’anno scorso sono stati registrati circa 12 milioni di neonati, un calo del 18% rispetto ai 14,6 milioni del 2019.
I cinesi sono 1,41 miliardi, ma di questo passo nel 2100 si ridurrebbero a un miliardo.

Invecchiamento della popolazione a perdere

A dispetto dell’apparente condizione di forza e di stabilità, anche la Cina ha problemi di grande portata che la dirigenza cerca di affrontare con il solito piglio decisionista. Mi limito in questa sede a citarne uno molto importante.
Si tratta della cosiddetta “politica del figlio unico”, considerata (e non a torto) il più grande “esperimento di ingegneria sociale della storia”. Imposta da Deng Xiaoping a partire dal 1979 per arrestare una crescita demografica che sembrava inarrestabile, ha avuto successo, pur al prezzo di sterilizzazioni di massa e del ricorso all’aborto forzato. Tuttavia ora si manifestano delle conseguenze negative che, evidentemente, non erano state previste.
In effetti la Repubblica Popolare sta per essere superata dall’India come nazione più popolosa del pianeta, anche se non è questo il nodo principale. Si sta infatti verificando un invecchiamento marcato della popolazione che causa apprensione per il futuro del sistema pensionistico. Fenomeno, del resto, ben conosciuto nei Paesi occidentali (Italia in primis).

Fondo pensioni cinesi, 2035 a secco

L’Accademia cinese delle scienze sociali ha pubblicato un rapporto secondo cui, se la situazione non cambia, il fondo pensioni dello Stato è destinato a prosciugarsi entro il 2035. Verranno quindi meno le riserve che ora ammontano a 4800 miliardi di yuan. Non solo: nel 2050 ogni lavoratore in attività dovrà mantenere un pensionato, ipotesi a dir poco preoccupante.
Si tratta di scenari che gli italiani, anche se illusi da redditi di cittadinanza e quote 100, conoscono benissimo. Per quanto riguarda la Repubblica Popolare, tuttavia, la notizia giunge inattesa, giacché era difficile immaginare che un Paese con una popolazione così enorme dovesse soffrire per l’invecchiamento.
In realtà in Cina la fascia degli ultrasessantenni è in pratica raddoppiata negli ultimi anni, e in tempi brevi il numero dei pensionati supererà quello degli individui attivi dal punto di vista lavorativo. Le autorità stanno pertanto pensando a un innalzamento dell’età pensionabile per evitare il suddetto collasso del sistema previdenziale.

Più figli per più futuri lavoratori, ma il terzo figlio non arriva

Nel 2016 Xi Jinping ha allentato le maglie consentendo alle coppie di avere due figli, ma anche questo non è stato sufficiente. Il Partito comunista cerca quindi di correre ai ripari inaugurando la “politica del terzo figlio” per frenare un calo demografico che è addirittura superiore a quello del Giappone. Nel 2020 si sono avuti 12 milioni di neonati con una diminuzione del 18% rispetto all’anno precedente.
Non è affatto detto, tuttavia, che il cambio di rotta abbia successo. Infatti le reazioni, almeno finora, non risultano incoraggianti. I cittadini non sono entusiasti per ragioni ovvie. Si sono abituati a una maggiore capacità di spesa e i figli, purtroppo, costano. Né il Partito possiede di questi tempi gli strumenti di convinzione che aveva ai tempi eroici.
L’agenzia ufficiale Xinhua ha effettuato un sondaggio per verificare il gradimento dei cittadini circa la svolta del terzo figlio. Ebbene, il 92% degli intervistati ha risposto con un secco “no” e, con il classico stile cinese, il Ministero della comunicazione ha subito deciso di annullare il sondaggio e di cancellare lo sgradito risultato dal web.

Le nuove culle del Partito comunista cinese

La politica demografica avrà certamente un grande impatto sul futuro della Repubblica Popolare. Il Partito comunista è finora riuscito a contenere le tensioni sociali con misure di welfare. Ora si pensa, per esempio, di aiutare le madri affinché la nascita di più figli non causi loro problemi sul lavoro (mentre sinora tali misure erano piuttosto blande).
Occorrerà però attendere per vedere sino a che punto la popolazione seguirà le nuove direttive del Partito. Xi Jinping e il suo gruppo dirigente hanno bisogno della pace sociale per perseguire la loro strategia di espansione a livello globale. Ma è chiaro che una marcata disobbedienza civile potrebbe danneggiare seriamente i piani di Pechino.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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